
C'era una volta un isola chiamata Basilicata dove potevi ammirare le dune della costa jonica, i calanchi argillosi, piccole ma suggestive dolomiti, la maestosità di un vulcano spento, una valle circondata dai monti boscati, quel massiccio che con il suo Pinus Leucodermis simbolo alla Lucania dava nell'arco dei tempi. Poi venne il momento della chimica, del petrolio, del gas, dell'acqua privatizzata, delle monnezza, delle scorie, degli "uomini diavolo" seduti dietro una scrivania a programmare la disfatta di una terra colonizzata, spolpata e spopolata di coscienze.Quante volte a sperare che qualcosa potesse cambiare per davvero, che un giorno il desiderio di vivere nella madre terra fosse desiderio di ogni padre, figlio e nipote di Rocco Scotellaro.Chi ha governato questa regione, chi ha seduto le aule dei consigli regionali è responsabile di questa disfatta, nessuno escluso. Ora che la crisi di identità di questa regione possa avere cause fuori confine è tutta da verificare. La spietatezza con cui in questi anni i governanti hanno inteso agire nasconde un fallimento a trecentosessanta gradi di un intera classe dirigente che andrebbe spazzata via con un battito di farfalla. E' giunta l'ora che gli uomini diavolo tornino al girone dantesco da dove son venuti.Ci vuole poco a capire che poco più di 500mila persone sono "addomesticabili" come cagnolini con la coda tra le gambe. Basta un po d'acqua e la pillola va giu, ma ad andare giù, ad affondare è la nave che scappa dall'isola e con essa coloro che sono gli artefici del fallimento.Tentano di salvarsi con le loro scialuppe, aggrappandosi disperatamente ad esse, ma il vento di quel battito farà il suo corso. E' giunto il momento del cambiamento, è giunta l'ora in cui la rabbia e la furia di un popolo cominci a prendere corso.