Quei briganti dello Jonio

di Davide Carlucci
La previsione fu quasi azzeccata: i rifiuti, fu annunciato il 13 novembre del 2003, sarebbero stati ospitati a Terzo Cavone, un´area nelle campagne di Scanzano Ionico nel cui sottosuolo giace una miniera di salgemma, ottima, secondo gli esperti governativi, per ospitare la pericolosa immondizia nucleare.
La rivolta di Scanzano, vista con guardo distaccato, storicizzata, è raccontata a cinque anni di distanza da un libro, edito da Palomar, «Fragole e uranio», di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo. I due autori sono stati i protagonisti - il primo dal «campo base di Terzo Cavone», dove aveva base il quartier generale del comitato «Scanziamo le scorie», il secondo da Roma, dove la protesta aveva il suo raccordo nazionale - di un momento che molti lucani continuano a vivere come un momento magico della loro comunità.
Ci sono passaggi storici in cui un territorio ritrova la propria identità, riconosce se stesso, nella lotta corale contro un nemico, che si tratti dell´occupante nazifascista - come per esempio nel Verbano, in Piemonte - o del padrone feudale - come è successo per le tante battaglie per la terra che da Avola a Torremaggiore hanno percorso il Mezzogiorno.
Al progetto governativo di imporre in Basilicata il sito radioattivo, i lucani - e in particolare quelli che popolano la piana metapontina - hanno contrapposto tutta la ricchezza e la varietà di un modello di sviluppo finalmente conquistato dopo anni di povertà.
Una civiltà che ha saputo esprimere un´agricoltura di qualità, generosa di fragole biologiche - ecco spiegato il titolo del libro, che richiama anche un noto film sul Sessantotto, «fragole e sangue» - e che ha saputo valorizzare siti millenari come le Tavole Palatine di Metaponto frequentate da Pitagora. Una terra dalla quale non si deve più soltanto fuggire, emigrando altrove.
E che ai soprusi reagisce mostrando tutta la sua dignità. Fino a quando, il 27 novembre, arriva la vittoria. «Verso le 14 - scrive Stigliani - ci giunse la notizia: «Scanzano è stata cancellato dal decreto. Urla, grida, abbracci, pianti di gioia e forti emozioni. Tutto il Sud era in festa. La lunga e civile protesta di un popolo unito aveva ripristinato la democrazia e imposto, per la prima volta, il dietrofront al governo Berlusconi».
Cinque anni dopo quel mal riuscito tentativo, il ritorno al nucleare è una realtà in Italia. Nel frattempo, i «briganti dello Ionio», come si definivano i ribelli di Scanzano, sono riusciti a far dialogare la loro mobilitazione con quella di altri popoli così distanti da loro.
Come gli argentini Mapuche. «Incantevoli narratori. L´anno successivo, in occasione del primo anniversario della lotta, una delegazione del popolo nativo della Patagonia, accompagnata da Antonello Badessi e Andrea dell´Intifada, venne farci visita al Campo base». Scanzano, ormai, era diventato un simbolo.
(09 agosto 2008)