Comunicati stampa

Monday, November 20, 2006

Documento per i Premi Nobel da "ScanZiamo le scorie"


ASSOCIAZIONE ANTINUCLEARE

“SCANZIAMO LE SCORIE”

- CAMPO BASE TERZO CAVONE -


Via Taranto n°6 -e.mail: scanziamolescorie@gmail.com

www.scanziamolescorie.org
75020 SCANZANO IONICO (MT)


Ai Premi Nobel

Gentili signori, siamo onorati di avere l’opportunità di poter comunicare la nostra esperienza ad una platea tanto illustre. Sarà difficile nascondere l’emozione.

Raccontare, a distanza di 3 anni, una esperienza che ha lasciato profonde tracce, giustifica e rafforza ciò che abbiamo fatto e che continueremo a fare.

Rappresento l’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie Campo Base di Terzo Cavone - Scanzano Jonico, e mi onoro di portarVi i saluti degli oltre 200 volontari che fanno parte della nostra Associazione, nata durante le 15 giornate della civile, pacifica e vittoriosa protesta contro il sito per il deposito di Scorie Nucleari, individuato, con il D.L. 314/03, in territorio di Scanzano.

L’opera, inserita in un più vasto progetto di pianificazione geopolitica e militare, doveva essere realizzata dalla Società per la Gestione degli Impianti Nucleari (So.G.I.N.), guidata dal Generale Jean, il quale ricopre anche il ruolo di Commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari.

Dal 13 al 27 novembre 2003, l’intera regione Basilicata, con bambini e adulti, donne, giovani ed anziani, con il sostegno delle comunità limitrofe, dei suoi concittadini sparsi in tutto il mondo si è resa protagonista della più significativa esperienza di lotta che il popolo meridionale sia mai riuscito ad esprimere.

Avevamo capito che spettava a noi plasmare il nostro progresso. Occorreva essere attivi per scegliere il nostro futuro e realizzare la nostra vita.

Il 23 novembre 2003, a Scanzano, oltre 100.000 persone davano vita ad una memorabile manifestazione, la più imponente nella storia del Sud Italia. Un fiume di persone che diceva no al deposito di scorie nucleari.

Ma non solo. Avevamo anche delle richieste.

Volevamo che venisse ripristinata la democrazia, estirpata dalle imposizioni e dalle scelte del Governo e dei militari, ridando al popolo il proprio protagonismo nelle scelte del suo futuro. Proponevamo un nuovo modello di sviluppo energetico diverso da quello nucleare, essendo consapevoli che la realizzazione del deposito a Scanzano avrebbe riaperto le opportunità per un suo rilancio. Difendevamo i sacrifici dei nostri nonni che, arrestati e uccisi durante le occupazioni delle terre dei latifondisti, hanno permesso lo sviluppo della nostra terra.

Il 27 novembre 2003, anche grazie ad alcune audizioni tecnico-scientifiche richieste dal Parlamento, in particolare quella del Premio Nobel Carlo Rubbia, il Governo Berlusconi venne costretto al dietro front. Decide di cancellare il nome di Scanzano J.co dalla legge di conversione 368/2003. Venivano, inoltre, ridotti i poteri del Commissario Jean, affidando l’individuazione del sito al parere di una Commissione da nominarsi a cura del Presidente del Consiglio.

Dal novembre 2003 i volontari dell’Associazione Antinucleare non hanno più smesso di vigilare e di acquisire informazioni sulle scelte energetiche.

Un dato è certo: vi erano e restano troppi lati oscuri. Trascorsi ormai 3 anni dal Decreto Scanzano, nessuna soluzione al problema per la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari è stata fornita. Per questo, da quei giorni, continuiamo ad occupare i luoghi in cui si voleva ubicare il deposito di scorie. Svolgiamo attività di contro informazione in materia nucleare, e staremo sul posto fino a quando quei terreni, impiegati nel processo di formazione del deposito, non verranno ripristinati. Abbiamo spostato la nostra attenzione al riprocessamento del combustibile Uranio-Torio, combustibile di proprietà USA, in fase di decommissioning nella Trisaia di Rotondella. Monitoriamo, attraverso diversi strumenti, le operazioni di messa in sicurezza del centro. Abbiamo chiesto l’impegno del Governo Nazionale d’impegnarsi affinché venga riaperta la trattativa con gli USA per la restituzione del combustibile che non ci appartiene. In tali questioni, il nostro impegno sarà continuo e notevole fino a quando il problema non verrà risolto.

Abbiamo fatto nostro il motto: protesta, proposta, risposta. In questo momento, dopo la protesta, siamo nella fase della proposta per avere risposte. Se in breve tempo non si avranno risposte si ritornerà alla protesta. Grazie ad essa abbiamo avuto l’opportunità di realizzare una enorme rete di relazione che si organizza e comunica attraverso internet e i media e con la quale stiamo dando vita ai valori e all’insegnamento di quei giorni per proporre e realizzare progetti concreti.

Non sembra sufficiente, però, il solo monitoraggio al nucleare, ma occorre anche una proposta energetica per il futuro.

Nessuno mai potrà convincerci che, dopo l’esperienza di Scanzano, esiste un nucleare sicuro o civile. Per noi esiste solo un nucleare antisociale ed insostenibile. Nessuno ancora ha trovato un metodo, una procedura tecnico scientifica, per la messa in sicurezza delle scorie nucleari. L’unica certezza in merito, come dimostrato ultimamente dagli inglesi, consiste nel tentar di convincere i cittadini e le popolazione ad accettare di convivere con il nucleare. Ma come? Con la forza militare? A quali costi? Quelli di un conflitto civile, come si è rischiato a Scanzano? Che cosa diremo alle generazioni future quando non sapranno riconoscere ed affrontare le tombe atomiche ereditate dalla nostra società insostenibile? Non esiste atomo di pace per una società che vuole affrontare le scelte energetiche del futuro in modo responsabile.

E’ notorio che dietro la produzione di energia nucleare ci sono gli interessi di lobby militari che vanno da tutta altra parte rispetto alla pace.

Pochi giorni dopo la fine della protesta, il Premio Nobel Betty Williams venne a trovarci sul luogo che occupavamo. In quella occasione abbiamo piantato un albero d’ulivo che custodiamo con molta cura e orgoglio.

Se pur utopica nella sua dimensione reale ma non nella sua esigenza, in quella occasione nacque un’idea. Quella di costruire sul luogo in cui il Governo voleva ubicare il deposito di scorie nucleari “ la nostra città della Pace” che possa diventare anche un centro d’eccellenza per lo sviluppo sostenibile. Da allora, il nostro sforzo è stato quello di capire come è possibile proporsi, in modo serio, contro questa scellerata idea che dal 1970 ruota intorno al nostro territorio e quali possono essere gli sbocchi di questa fantastica esperienza.

Per questo abbiamo sposato l’idea del premio nobel Betty Williams e abbracciato le questioni energetiche con quelle sociali, ambedue elementi cruciali della nostra esperienza di lotta, con l’obbiettivo di veicolare gli elementi dell’elevata partecipazione, della responsabilità e della sensibilità, maturata in quelle giornate, ad un nuovo modello energetico capace di smascherare la pseudo utilità di un deposito di scorie propedeutica solo al ritorno del nucleare. Educare e far capire ai soggetti, protagonisti di quella esperienza, che possono essere responsabili di un sistema energetico e della sicurezza della loro terra. Per questo abbiamo avviato progetti per un sistema di energia decentrato e partecipato dove l’utente in rete è responsabile ed attivo. E’ un consumatore e produttore di energia che soddisfa il suo fabbisogno con la possibilità di scambiarla in rete. Oggi, grazie all’applicazioni di tecnologiche mature, attraverso gli interventi di efficienza energetica, con l’uso delle celle a combustibile a idrogeno e delle fonti energetiche rinnovabili che producono il calore, l’energia e i carburanti, è possibile avere notevoli risparmi di energia.

Questo programma tende verso un sistema energetico decentrato, che si fonda sulla sostenibilità ambientale ed è sostenuto dall’esistenza sul territorio di soggetti consapevoli che compiono azioni concrete per avere un ruolo attivo nel sistema energetico integrato, favorendone l’evoluzione affinché diventi un modello, tale da poter essere un esempio da replicare in altri territori.

Per questo saremo lieti di costruire una rete di rapporti per avere consigli e suggerimenti utili ad accelerare il nostro percorso.

Siamo consci che la nostra strada non è in discesa ed è piena di difficoltà.

Ma noi le affronteremo per superarle, perché ci siamo assunti la responsabilità di proporre alle future generazioni un mondo pulito e intriso di pace. Grazie


“SCANZIAMO LE SCORIE”

- CAMPO BASE TERZO CAVONE

Per info: Pasquale Stigliani

349/1954525

scanziamolescorie@gmail.com

www.scanziamolescorie.org

Tuesday, November 14, 2006

Centro Trisaia di Rotondella (MT)

DOPO TRE ANNI DI GESTIONE SOGIN SPA GRAVI RESTANO I PERICOLI PER LE POPOLAZIONI A CAUSA DELLA MANCATA MESSA IN SICUREZZA E ATTIVITA' DI DECOMMISSIONING

Al Presidente del Consiglio, Romano Prodi; al Ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani; Al Ministro dell'Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio; al Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Filippo Bubbico; al Sottosegretario al Ministero delle Finanze, Mario Lettieri; al Sottosegretario alle Riforme Istituzionali ed ai Rapporti con il Parlamento, Gianpaolo D'Andrea; a tutti i Parlamentari lucani; al Prefetto di Matera, Francesca Adelaide Garufi; Al Prefetto di Potenza, Luciano Mauriello; al Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo; all'Assessore all'Ambiente della Regione Basilicata, Gianni Rondinone; all'Assessore alla Sanità della Regione Basilicata, Rocco Colangelo; al Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata, Maria Antezza; A tutti i Consiglieri della Regione Basilicata; al Sindaco del Comune di Rotondella, Vito Agresti; a tutti i Sindaci della Basilicata; all'Autorità di Bacino, Potenza; all'Apat; al Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola; al Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero; Al Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino; a tutte le Segreterie dei Partiti Politici; alle Organizzazioni sindacali; A tutte le Associazioni Territoriali, All'Arpab...

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) che si pone come Coordinamento territoriale di Associazioni, Movimenti e Comitati

EVIDENZIA

la presenza sul territorio lucano del Centro Nucleare Enea/Sogin della Trisaia di Rotondella. Esso è considerato il secondo sito italiano per pericolosità dopo quello di Saluggia: per i rifiuti nucleari di terza categoria ivi contenuti (ossia quelli più pericolosi la cui radioattività decade in migliaia di anni), per lo stato di conservazione e per le modalità di gestione sino ad ora adottate; la mancata messa in sicurezza del materiale nucleare presente nel Centro (che costituisce grave pericolo per le popolazioni) da circa tre anni sotto la gestione della Sogin Spa; la presenza di materiale nucleare di proprietà americana: 64 barre di uranio/torio più altri prodotti ad alta attività, residui del riprocessamento di altre barre lavorate (rifiuti di terza categoria) di circa 3 metri cubi di liquidi ad alta attività; la dichiarata pericolosità delle stesse barre di origine militare che possono essere utilizzate per la fabbricazione di armi nucleari; la presenza di un impianto di riprocessamento (Itrec) altamente pericoloso per le popolazioni ed il territorio sia qualora fosse rimesso in funzione, sia perché contaminato; la presenza di numerose fosse interrate (una definita "fossa irreversibile" dalla stessa Sogin - Enea) dove, per alcune, non è noto il contenuto radioattivo, mentre per altre ne è nota l'alta radioattività; la presenza di una condotta contaminata che dal Centro arriva sulla spiaggia del litorale jonico; la presenza dell'invaso della Diga di Monte Cotugno (500 milioni di metri cubi d'acqua) che si trova a monte del centro nucleare. Per essa non sono stati effettuati studi accurati per escludere danni alla struttura nucleare con devastanti conseguenze per le popolazioni in caso di tracimazione o rottura.

CONSIDERATO

i notevoli ritardi nell'attuazione del crono-programma dei lavori presentato da Sogin alle autorità regionali per la messa in sicurezza del sito della Trisaia; il fallimento del Tavolo della Trasparenza istituito dal Governo ed espletato in Regione per garantire trasparenza sui lavori di messa in sicurezza del centro nucleare. Si sono persi oltre due anni senza assicurare sicurezza e tranquillità alle popolazioni locali; gli incidenti nucleari denunciati (e non) che si sono verificati nel territorio per la presenza del centro nucleare già oggetto di inchieste giudiziarie da parte della Procura di Matera e di Potenza. le altre inchieste giudiziarie che vedono coinvolta la Dirigenza e il centro nucleare della Trisaia per traffico di rifiuti radioattivi (vedi rifiuti tossici nei calanchi di Pisticci e traffici con la Somalia); l 'assoluta mancanza di trasparenza sulle attività condotte per oltre 40 anni del centro nucleare della Trisaia; la mancanza di condizioni di trasparenza sulle attuali attività svolte presso il centro; che lo stesso centro potrebbe diventare deposito "provvisorio-definitivo" per ospitare altri rifiuti radioattivi provenienti dall'Italia e dal riprocessamento del combustibile nucleare italiano inviato in Francia ed in Inghilterra, cosi come prevede la Legge Marzano; che tutti gli impianti nucleari italiani saranno "svuotati" del combustibile nucleare che sarà riprocessato all'estero, ad esclusione del Centro della Trisaia, che nel 2020 (data del rientro dei residui del riprocessamento) rischia di ospitare i rifiuti nucleari divenendo di fatto sito definitivo; la mancanza di un operativo piano di emergenza esterna al Centro che tuteli le popolazioni in caso di incidente nucleare (piano di evacuazione ed interventi sanitari immediati); la mancanza nel piano di emergenza dighe dell'eventualità di evacuazione della popolazione che interessi l'area in cui è ubicato il centro nucleare. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche (Il Centro non è stato progettato per resistere a tale eventualità); la mancanza di un monitoraggio completo dei parametri ambientali (aria, acqua, suolo) e sulle matrici alimentari (carne, uova, pesce, flora, frutta, latte, etc) per la tutela delle popolazione dal rischio contaminazione radioattiva; la mancanza di una indagine epidemiologica sulla popolazione, trasparente anch'essa nella impostazione e gestione delle rilevazioni e magari realizzata con il coinvolgimento attivo dei cittadini; la mancanza di tutti gli strumenti sanitari pronti a fronteggiare una eventuale emergenza radioattiva; la militarizzazione del Sud ed in particolare la neonata base Nato di Taranto che rischia di ospitare i sommergibili nucleari della VI Flotta Americana in procinto di lasciare la Maddalena in Sardegna, con conseguente nuclearizzazione del Mar Jonio. Ciò creerebbe ulteriori e drammatici risvolti sul pericolo nucleare nel nostro mare ed evocherebbe il pericolo di nuovi depositi nucleari a scopo militare.

CHIEDE AGLI ENTI PREPOSTI E AI RISPETTIVI RESPONSABILI:

La messa in sicurezza delle scorie italiane nei siti ove attualmente sono ubicate; La restituzione di tutto il materiale nucleare "non italiano" ai legittimi proprietari; in particolare la restituzione delle barre di combustibile nucleare di Elk River e di tutto il combustibile riprocessato: 64 Barre di Uranio/Torio e i rifiuti delle lavorazioni (liquidi ad alta attività) dopo la sistemazione in sicurezza e, garantita l'inutilizzabilità futura per fini militari, agli Stati Uniti d'America. La risoluzione della controversia in merito alle barre di Elk River non è di natura giuridica, ma di natura politica. Come Coordinamento di associazioni lucane riteniamo responsabili della materia i rappresentanti lucani nel Governo Nazionale ed in particolare i sottosegretari lucani Bubbico, Lettieri e D'Andrea; gli altri parlamentari lucani dovrebbero esercitare potere di controllo e "pressioni", informando e coinvolgendo i cittadini, pretendendo risposte alle interrogazioni effettuate; la creazione di un Ente pubblico, quindi controllabile, che dia garanzie di trasparenza e garantisca tutte le operazioni di sistemazione in sicurezza di tutto il materiale radioattivo presente nel centro nucleare della Trisaia, considerata l'inaffidabilità attualmente espressa dalla Sogin Spa; che si faccia luce su tutte le vicende legate alle inchieste giudiziarie che vedono coinvolto il centro nucleare della Trisaia e che vengano perseguite eventuali responsabilità per la gestione dell'Enea e della Sogin; il risarcimento economico da destinare ad iniziative di sviluppo economico e sociale del Metapontino per i danni indotti per la presenza del centro nucleare; uno studio sulle possibili conseguenze correlate ad una tracimazione dell'invaso di Monte Cotugno e il suo impatto sul centro nucleare posto a valle; che tutte le attività inerenti la conoscenza, la verifica e il controllo della sistemazione in sicurezza del materiale nucleare presente presso la Trisaia di Rotondella venga fatto coinvolgendo sopratutto le popolazioni locali;. La convocazione delle sedute del Tavolo della Trasparenza, a rotazione, presso lo stesso centro nucleare, presso il comune di Rotondella e presso tutti gli altri Comuni "satelliti"; che i sindaci del Metapontino, i loro tecnici di fiducia e le associazioni interessate siano parte integrante del Tavolo della Trasparenza (per cui si rende necessario l'adozione di un nuovo regolamento di gestione); tutti i cittadini interessati devono poter avere conoscenza di quando si realizza al Tavolo della Trasparenza ed accesso alla documentazione; di assicurare al più presto un monitoraggio ambientale per tutelare la salute di flora, fauna, cose e persone effettuati anche con metodi innovativi, quali il biomonitoraggio con insetti e/o piante in grado di rilevare con estrema attendibilità e semplicità l'evolversi dei parametri ambientali. Le sole centraline sull'aria montate dall'Arpab non bastano, i valori delle analisi devono essere accessibili a tutti per questioni di trasparenza e sicurezza sociale. Questo tipo di monitoraggio dovrebbe essere avviato prima delle attività di decommissioning e messa in sicurezza, operazioni estremamente pericolose sia per i lavoratori che per le popolazioni circostanti; di non cedere alla "logica delle compensazioni" (già aborrite nel dopo Scanzano), così come stanno riproponendo i sindaci auto-convocati (ed in questo ci chiediamo dove sia il Governo); di realizzare tramite le strutture sanitarie un'indagine epidemiologica utile per la programmazione delle attività di prevenzione sul territorio, non solo inerente il rischio radiologico; di attrezzare le strutture sanitarie presenti sul territorio per gestire una eventuale emergenza di contaminazione radioattiva; di attivare con risorse ordinarie disponibili una riconversione totale del centro nucleare dopo il decommissioning e la denuclearizzazione del sito per l'istituzione di facoltà universitarie al servizio del territorio (nelle specialità consone ad uno sviluppo sostenibile del Metapontino quali Agricoltura, Energie Rinnovabili e Turismo). In questo modo si darebbe un nuovo impulso al territorio con il mantenimento degli attuali livelli occupazionali; il centro può essere riconvertito, inoltre, in un incubatore tecnologico per lo sviluppo delle imprese così come avviene con altri centri Enea ; le aree denuclearizzate possono essere riconvertite in aree di sviluppo commerciale industriale, per la presenza delle principali arterie di comunicazione (ferrovia, strada statale, porto di Taranto); di tutelare il nostro ecosistema e di istituire al più presto il Parco della Magna Grecia e il Parco dei Calanchi, l'istituzione dei parchi in oggetto oltre a tutelare l'ecosistema è occasione di sviluppo per i territori coinvolti oggi purtroppo interessati da fenomeni di forte inquinamento e da inchieste giudiziarie collegate alle ecomafie.

ALLA PREFETTURA DI MATERA E DI POTENZA CHIEDIAMO

di attuare al più presto il Piano di Emergenza nucleare per la tutela delle popolazioni ai sensi del Decreto legge 320/95; di redigere ed attuare un Piano di Emergenza dighe per tutelare le popolazioni a valle degli invasi, in particolare per la diga di Senise, del Pertusillo e di tutte le altre dighe ed invasi minori.

AI SINDACI DI ROTONDELLA, DEL METAPONTINO E DELLA BASILICATA CHIEDIAMO:

in qualità di responsabili della salute pubblica, di attuare concretamente il rispetto e l'applicazione delle leggi in materia di tutela della salute delle popolazioni, avviando, in primo luogo campagne di messa in sicurezza e bonifica delle innumerevoli micro e mega discariche, anche di rifiuti pericolosi, spesso oggetto di indagini della Magistratura; di costituirsi in un coordinamento permanete per la denuclearizzazione del metapontino, formalizzando la richiesta di un nuovo regolamento del Tavolo della Trasparenza che contemperi una più ampia partecipazione e con sedute "a rotazione", come prima esemplificato; di ribadire che lo sviluppo economico passa attraverso la tutela del territorio e che nessuna compensazione ambientale potrà mai salvaguardare.

ALLE ASSOCIAZIONI, AI MOVIMENTI E AI PARTITI POLITICI CHIEDIAMO:

di far propria la volontà dei lucani e del popolo del Sud per una denuclearizzazione del territorio manifestata nel 2003 affinchè il centro della Trisaia divenga sede di facoltà universitarie per la ricerca in Agricoltura, Turismo, per l'applicazione le Energie Rinnovabili.

Letto e Sottoscritto per conto dell'OLA [Organizzazione Lucana Ambientalista], che se ne fa portavoce, coordinatrice e promotrice:



Letto e Sottoscritto per conto dell'OLA [Organizzazione Lucana Ambientalista], che se ne fa portavoce, coordinatrice e promotrice:

M.A.P. N.S.T. Movimento Antinucleare Pacifista NoScorie Trisaia
Comitato Lucano per il Controllo delle Scelte Energetiche
Comitato per la Difesa di Bosco Mangarrone di Rivello
Comitato per il No alle Antenne Selvagge nel Lagonegrese
Lipu Nazionale
Lipu Basilicata
Forum Ambientalista Nazionale
Osservatorio Nazionale Biodiversità della Lipu
Italia Nostra Calabria
Associazione Verdi per la Pace, Policoro
Osservatorio Internazionale per la Tutela dei Diritti dei Lucani nel Mondo, Zurigo
Associazione Culturale Allelammie
Rete Jonica per l'Ambiente
PeaceLink, Taranto
Arci, sezione di Pomarico (Matera)
Accademia Kronos Basilicata
Associazione Lucana Internazionale, Zurigo
Il Brigante Lucano
CE.ST.RI.M. Centro Studi e Ricerche sulle Realtà Meridionali
Presidio Antinucleare di Metaponto
Co.S.A. Comitato Salute Ambiente Pollino
Archeoart, Policoro
Fare Verde Calabria
Archivio Lucano delle Voci

PER ADESIONI, CONTATTI E/O INFO:
ola@olambientalista.it


[Le Adesioni al presente Documento sono in continuo aggiornamento]

Wednesday, November 01, 2006

Mel Gibson sta preparando un film sul brigantaggio

"Mel Gibson prepara il suo prossimo film"
" Mel Gibson avvistato in Lucania lì dove sono stati i briganti"

" Nel mondo dello spettacolo gira la voce che Mel Gibson stia preparando un film sul brigantaggio"



Il brigantaggio come ben sappiamo è quel periodo storico che ha interessato una rivoluzione al sud con la venuta dei Savoia. I briganti erano definiti dei cafoni assassini che non volevano l'unità d'Italia , ma in realtà non sono andate proprio così le cose. Durante il periodo di permanenza dei borboni al sud la situazione non era così tragica come si può pensare , tanto è vero che il territorio era molto più ricco di quando Garibaldi diede inizio all'unità d'Italia. I briganti in realtà erano contadini e pastori ai quali il potere tolse anche il pane per vivere , inizialmente vennero appoggiati nella loro lotta anche dal clero al quale erano stati fatti dei tagli. Molto probabilmente il cineasta australiano farà rivivere il generale Crocco ( Carmine Donatelli) che fu sicuramente il più valido fra i briganti. Ma voci indiscrete raccontano che non dimenticherà Ninco Nanco , Caruso , Paolo Serravalle e altri. Per quanto riguarda il cast il regista non ha fatto nomi .. Chissa che non sia proprio lui a far rivivere il generale Crocco. Sicuramente l'australiano farà un film all'americana...basti pensare al recente the passion girato nel cuor della Lucania.

(notizia tratta da www.infow.net)
 

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