Sunday, August 27, 2006
LA STORIA DELLA BASILICATA 1860 - 1861: Come si formano le bande dei briganti lucani
Siamo nel Natale del 1860. Con l'apparire delle prime nevi sui monti dell'appennino meridionale il governo è certo di aver pacificato il Mezzogiorno. Ma è un'illusione. Il mondo contadino, battuto e represso, si prepara alla riscossa... In cima ai monti dell'appennino lucano, tra le forre e i boschi dell'Italia Meridionale, qualcuno dei contadini sfuggiti alla repressione, qualche soldato, caporale e sergente dell'esercito borbonico in sfascio, tutti di origine contadina, si erano dati alla macchia... Saranno costoro, che allo sciogliersi delle nevi, forniranno i quadri militari e i capi alle masse dei contadini scontenti, senza organizzazione e senza storia, ma pronti a riceverli nel loro tentativo di resistenza di classe.  I capi contadini diverranno "briganti", ma si puo' dire che tutti i popolani del Sud diverranno loro fiancheggiatori e favoreggiatori. Nel disegno da sinistra a destra: Ninco Nanco, Sacchitiello, al centro il generale Crocco, Cavalcante, Caruso e Schiavone.
 Il 7 aprile del 1861 i "briganti" escono dai boschi del Vulture e di Lagopesole, si uniscono ai contadini dei latifondi del principe Doria e, adorni delle coccarde rosse della rivolta contadina e di lenzuoli bianchi (le bandiere del Borbone), ne invadono le terre. Centinaia di donne e di bambini li precedono. Imbracciano armi rudimentali, poi arrivano gli uomini, armati di vanghe, attrezzi agricoli e vecchi fucili.
Testi e disegni tratti da "Storia dell'Italia Meridionale", volume edito da Emilia Capuano e Giuseppe Juilland nel mese di settembre 1980 presso la Typo-offset Aurora SA, Lugano (CH) - Edizioni Ottaviano di Milano - Edizioni l'elicottero di Emy e Giuseppe Juilland, Via Monte di Pietà 1a, Milano
Wednesday, August 23, 2006
Firmate la petizione contro le antenne della telefonia mobile lanciata dall'associazione "Nuova Identà Meridionale"
  Si segnala l'iniziativa di Nuova Identità Meridionale con cui l'Associazione ambientalista lucana si impegna a raccogliere firme on line per la regolamentazione nella posa di ripetitori per la telefonia mobile. La cartina soprastante indica i siti dove sono installate le antenne di telefonia mobile a Potenza, che sono ben 70, quindi in media una ogni 1'000 abitanti, un numero impressionante! Collegatevi al sito e riempite il modulowww.noantenne.comL'ESPOSIZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI E I PROBLEMI PER LA SALUTEdi Nicola Magnavita (*) (*) Istituto di Medicina del Lavoro, Università Cattolica del Sacro Cuore, Largo Gemelli 8, 00168 Roma. E-mail: nmagnavita@rm.unicatt Pochi argomenti hanno stimolato l'interesse dei ricercatori come quello degli effetti dei campi elettromagnetici (CEM) per la salute. Eppure siamo ben lontani da conclusioni definitive sull'argomento. Dall'analisi della letteratura risulta anzi che le conclusioni di molti studi sono "troppo indefinite o troppo incoerenti per essere utilizzate a fini pratici". Lo sviluppo tumultuoso di alcune applicazioni dei CEM (basti pensare alle telecomunicazioni, all'elettronica, all'energia) ha determinato il coagularsi di interessi economici (lobbies) assai prima che si formasse una opinione universalmente accettata dalla comunità scientifica e da quella civile. Il fatto che il nostro organismo non abbia percezione dei CEM, e non sia quindi possibile il formarsi di una diretta esperienza circa le conseguenze dell'esposizione, può finire per collocare la problematica in un'area irrazionale. E d'altra parte risulta irrazionale la precipitazione con cui studi non significativi vengono indicati come prove della innocuità dei CEM. La combinazione di preoccupazione da parte della pubblica opinione e incertezza da parte della comunità scientifica può essere molto pericolosa. I medici, inoltre, non hanno eccessiva familiarità con le grandezze fisiche che definiscono le forze elettromagnetiche, mentre i fisici non sempre riescono ad inquadrare la complessità dei fenomeni biologici. L'interazione di un CEM con la materia vivente non rappresenta necessariamente un effetto biologico, e quest'ultimo non necessariamente determina un effetto sanitario. Le domande alle quali si vuole rispondere sono: 1. I campi elettrici e magnetici che si trovano negli ambienti di vita influenzano la salute? 2. In caso affermativo, quali sono i parametri più importanti di cui tenere conto? 3. Se c’è un rischio per la salute, chi è a rischio, e di quale entità è questo rischio? 4. Esiste una soglia, al di sotto della quale non c'è alcun rischio? 5. Quali passi possono essere fatti per ridurre il rischio? Nessuna di queste domande ha una risposta univoca. A nessuna si può fornire risposta, se non sulla base di competenze pluridisciplinari. Per ciò che riguarda il campo elettrico, si possono distinguere effetti acuti, dose-relati, ed effetti a lunga latenza, per lo più ancora controversi. Tra i primi sono descritti effetti lievi come erezione dei peli, prurito, scosse elettriche, con calore o formicolio locale, ed eventi più gravi come contrazioni muscolari, paralisi respiratoria, fibrillazione ventricolare. Tra i secondi, oltre agli effetti teratogeni negli animali e ai possibili danni per la fertilità maschile, particolare rilievo hanno i problemi cutanei negli addetti a VDT. Alcuni studi epidemiologici sembrano negare l'esistenza di una relazione, mentre in altri l’applicazione di filtri protettivi sembra in grado di ridurre la frequenza dei sintomi accusati dai lavoratori. Anche nel caso del campo magnetico statico dobbiamo distinguere tra effetti dose-relati, spiegabili sulla base di fenomeni di risonanza magnetica, magnetomeccaniche, di induzione magnetica e magnetoidrodinamiche, e altri effetti biologici che si registrano dopo esposizione a campi magnetici che inducono correnti <0.1v/m,> I campi magnetici variabili possono indurre magnetofosfeni e, per alte intensità, alterare i potenziali evocati visivi, facilitare la saldatura di fratture ossee, causare parestesie e stimolazione di nervi e muscoli fino alla fibrillazione cardiaca. Gli effetti biologici più evidenti compaiono a seguito dell'induzione di correnti superiori a 1-10 mA/m2, di intensità cioè superiore alle correnti corporee naturali. Sono stati tuttavia segnalati altri effetti non termici: alterazione della crescita cellulare, riduzione del consumo cellulare di O2, alterazione del metabolismo di carboidrati, proteine ed acidi nucleici, modificazione dell'espressione genica, della trascrizione cellulare di RNA e delle sintesi proteiche e di DNA, effetti teratogeni, alterazioni morfologiche reversibili di vari tessuti, alterazioni endocrine, alterazione della risposta tessutale a vari ormoni, aumento dell'emissione di ioni Ca++ dal tessuto cerebrale e da parte di timociti e linfociti, riduzione della produzione notturna di melatonina. Questi risultati sono solo parzialmente confermati da studi successivi. Particolare attenzione hanno destato gli effetti dei campi ELF, quali quelli prodotti dalle linee ad alta tensione e dalle comuni applicazioni elettriche. I principali problemi sanitari ad essi connessi sono: i tumori (specie leucemie, tumori del s.n.c., tumori endocrini), le lesioni del feto e i disturbi della gravidanza, l'ipersensibilità elettrica, le malattie neurologiche croniche quali il Morbo di Alzheimer ed il Morbo di Parkinson. L'insieme degli studi condotti in vari paesi, induce oggi a concludere che sebbene i risultati non giustifichino l’adozione di valori-limite, una certa cautela può risultare giustificata. Dati i sospetti ragionevolmente forti di effetti sulla salute, si dovrebbero fare quei passi che non presentino costi elevati o altri inconvenienti. Le radiofrequenze (RF) producono effetti biologici con tre distinti meccanismi: termico (riscaldamento, con SAR intero corpo> 0.4 W/kg); isotermico, per stress cronico del sistema di termoregolazione; non termico, con altri, poco noti meccanismi. Tra gli effetti termici, ai quali il sistema nervoso è particolarmente sensibile, si annoverano: cataratta, acufeni, ustioni, elettroshock, alterazioni della circolazione e della barriera emato-encefalica, lesioni cromosomiche, teratogenesi (es.: alterata chiusura del tubo neurale). Tra i non termici, che non sono ancora stati compiutamente validati, si segnalano: alterazioni del flusso di ioni Ca++ nel s.n.c., alterazioni reversibili della barriera ematoencefalica, alterazioni dell'EEG e dell'effetto di farmaci neurotropi, turbe reversibili del comportamento, teratogenesi e co-cancerogenesi nell'animale da esperimento. La letteratura scientifica è caratterizzata da grande eterogeneità delle frequenze esaminate, dei disegni sperimentali, degli effetti sanitari studiati, dei risultati. Gli studi sono scarsi e scarsa è la riproducibilità dei risultati. Gli studi sperimentali sono difficilmente estrapolabili, quelli epidemiologici non forniscono indicazioni conclusive. Di particolare interesse sono le RF modulate in ampiezza a basse frequenze usate nei cellulari. Nei cellulari di prima generazione l’assorbimento locale di energia nella testa può superare i limiti di esposizione industriali. Inoltre le RF pulsate potrebbero avere effett  i specifici differenti e più gravi di quelli delle RF non modulate. Tra questi si annoverano: alterazioni comportamentali negli animali da esperimento, alterazione dell’attività ritmica delle cellule cardiache, aumento della frequenza di aberrazioni cromosomiche e micronuclei in linfociti umani, e in piante poste nei pressi di antenne. In vivo è stata segnalata alterazione della permeabilità della barriera emato-encefalica, interazione con il sistema colinergico e gli oppioidi endogeni nell’ippocampo, alterazioni dell'attività elettrica cerebrale, aumento della frequenza di rotture del DNA e della frequenza di sarcomi in topi transgenici. Le indagini epidemiologiche riportano isolate segnalazioni di alterazioni della frequenza cardiaca, eccesso di nati femmina da donne esposte, aumento delle turbe della memoria, dell’attenzione e della funzione motoria, aumento del rischio di tumore. In termini sociali, il problema clinico di maggiore rilievo è probabilmente la Ipersensibilità elettrica o Elettrosensibilità, una sindrome caratterizzata da cefalea, fatica, disturbi oculari, vertigini, disturbi del sonno, dolori toracici. Inoltre: dermografismo, tumori, alterazioni ematologiche, alterazioni riproduttive e cardiovascolari, depressione, irritabilità e turbe della memoria. Nell'insieme, come si vede, un panorama complesso e contraddittorio, ma che assolutamente non ci autorizza a minimizzare o a trascurare il problema.
Friday, August 18, 2006
Accademia Kronos Basilicata per la salvaguardia del territorio del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese
Sarconi 17-18 agosto 2006
Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese (mappa a destra) rappresenta un’area in forte continuità naturale con i due parchi nazionali del Cilento-Vallo di Diano e del Pollino. Interessa i quattro bacini idrografici: Basento, Agri, Sinni e Noce. Si estende su circa 73 mila ettari (di cui 15 mila in zona 1, 56.000 circa in zona 2 e poco più di 1.500 in zona 3) Include importanti biotopi naturali, aree SIC e ZPS quali il Bosco di Rifreddo, Monte Pierfaone, la Serra di Calvello, la Montagna Grande di Viggiano, il Monte Caldarosa, il Lago del Pertusillo, la Faggeta di Moliterno, la Murgia S.Lorenzo, il Monte Raparo ed il Monte Sirino (12 tra SIC e ZPS) con le due riserve naturali regionali Abetina di Laurenzana e Lago Laudemio la cui gestione, in base alla Legge 394/91, transiterà, dopo la pubblicazione del Decreto del Presidente della Repubblica, dalla Provincia di Potenza all’Ente Parco Nazionale. Il Decreto del Presidente della Repubblica contiene anche la normativa riferita al regime autorizzativo riferito a tre differenti zone in cui è stato suddiviso il parco (vedi elaborazione Gis a cura di Accademia Kronos Basilicata). Secondo Accademia Kronos i valori naturali del parco, i centri storici, l’archeologia, l’economia possono costituire una grande opportunità per lo sviluppo solo se le professionalità che si apprestano ad essere individuate nell’organo di gestione sapranno operare scelte coerenti nell’ambito della normativa del parco con una ricomposizione del territorio che oggi presenta un perimetro estremamente frastagliato e frammentato e con contraddizioni corrispondenti ad interessi petroliferi e locali, tutelando gli habitat naturali, in prevalenza boschi, popolati da specie faunistiche rare quali il lupo, il gatto selvatico, la lontra, il capovaccaio, l’aquila reale, etc ed habitat naturali di pregio rappresentati prevalentemente dalle notevoli estensioni boschive in cui predomina il faggio, il cerro e specie relitte quali l'abete bianco (vedi cartografia allegata con la zonizzazione).Il parco è stato notevolmente ridimensionato rispetto alle proposte che si sono susseguite dal 1993 ad oggi. Secondo alcune prime elaborazioni cartografiche eseguite con particolari tecniche GIS da Accademia Kronos, il parco ha un estensione di circa 73 mila ettari e comprende 30 comuni in provincia di Potenza suddivisi in 4 Comunità Montane. Solo due comuni vedono il proprio territorio completamente incluso nel parco (Spinoso e S. Martino d’Agri) seguiti da Moliterno (94% del territorio in area parco), quest’ultimo già individuato in sede locale come sede del parco nazionale. Le percentuali di territorio comunale inserito nel parco è riportato nella tabella allegata. E’ significativo notare come meno di 1/3 dei comuni (8 comuni su 30) hanno una percentuale di territorio compreso nel parco che supera il 50% , mentre alcuni comuni quali Rivello, Armento, Carbone e Lauria hanno percentuali irrisorie di territorio protetto compreso tra il 4% ed il 6% .
Tre Comuni Lauria, Castelsaraceno e Carbone (quest’ultimo in contatto con il parco del Pollino) hanno il proprio territorio comunale compreso in due parchi nazionali (Appennino Lucano e Pollino), mentre è significativo evidenziare come 15 comuni su 30 abbiano il proprio centro abitato “fuori” dal territorio protetto (a cui devono aggiungersi 4 comuni che hanno il proprio centro abitato per metà dentro e per metà fuori dal parco). Inoltre sono evidenti alcune esclusioni evidenti quali il territorio vallivo dell'alta Val d'Agri che determinano una percentuale superiore di territorio incluso nel parco da parte del Lagonegrese (Unità del Sirino). Questo dato evidenzierebbe una palese contraddizione circa i veri significati che il parco assume per il rilancio dei centri minori non sempre pienamente esplicitati, spiegati e compresi da alcuni amministratori locali.
A queste problematiche “locali” si aggiungono quelle derivanti dalla ricerca e dall’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi, quali pozzi, oleodotti, reti di reinezione ed opere connesse all’estrazione petrolifera che hanno fatto sì da ridimensionare interi comprensori montani asserviti ad interessi delle compagnie. Altre aree sono state escluse in base al parere vincolante richiesto ai Comuni in base alla Legge n. 426/98 per interessi locali legati ad espansioni urbanistiche, presenza di cave, realizzazione di impianti eolici oppure per pressioni esercitate dalle componenti venatorie (Rivello, Trecchina, Roccanova e Lauria) che in qualche caso hanno promosso referendum locali per escludere il territorio protetto al quale, è bene evidenziare, non si applicherebbe in base ad una circolare del Ministero dell'Ambiente il limite del 30% assoggettabile alla tutela del parco. Oltre ai monitoraggi ambientali delle matrici di suolo, acqua ed ara e di quelle biologiche, ad esaurimento del giacimento petrolifero sarà necessario ripristinare le località interessate dai pozzi all’interno del parco (10 località con un numero rilevanti di pozzi) smantellando i chilometri di oleodotti interrati che costituiscono già oggi una minaccia all’integrità del suolo ed alle salubrità di cibi ed acque della Val d’Agri. Sarà inoltre urgente attivare il Coordinamento Territoriale Ambiente del CFS a cui già un Decreto Ministeriale attribuiva il distaccamento di 90 uomini con compiti di sorveglianza e coordinamento prevenzione incendi boschivi individuandone da subito la sede in uno dei 30 comuni del parco. L’impegno di Accademia Kronos per il parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, in cui sta rafforzando la presenza con propri iscritti e gruppi operativi, sarà quindi rivolto a far comprendere l’importanza che rivestono le aree protette per lo sviluppo delle comunità locali operando un’azione di Educazione Ambientale, sorveglianza, di denuncia e di stimolo nei confronti degli Enti Locali, Territoriali e del costituendo Ente Parco, auspicando che gli organi gestori siano rappresentati da persone competenti che conoscano le problematiche della conservazione di beni che appartengono a tutti, evitando mere spartizioni politiche che non siano rispondenti al riconoscimento di professionalità e conoscenza del territorio. Sarà inoltre necessario attivare gli incentivi per lo sviluppo sostenibile nei vari settori economici d'interesse del parco per creare nuove opportunità per i giovani, costretti oggi ad emigrare. Una risorsa questa di gran lunga più importante del territorio.
Venosa – elaborazione GIS di Vito L’Erario e Antonio Bavusi
Monday, August 14, 2006
LA STORIA DELLA BASILICATA: 1861: Il primo anno della resistenza partigiana dei briganti lucani
Marzo 1861Il regno delle Due Sicilie è annesso al Piemonte. Inizia la resistenza. In Basilicata sono abbattuti gli stemmi sabaudi a Moliterno, Colobraro, Muro Lucano, Rapone, San Mauro, Garaguso e San Chirico Nuovo. Sono migliaia i popolani che vanno ad ingrossare i raggruppamenti degli insorti. Aprile 1861Lungo le valli di S. Basile numerosi gruppi di combattenti legittimisti si formano in Basilicata agli ordini del generale Carmine Crocco alias Donatelli (immagine a destra), nato a Rionero in Vulture il 5 giugno 1830 e morto nel carcere di S. Stefano a Potenza nel 1905. Insorgono Ferrandina, Laurenzana, Lavello, Moliterno, Montemurro e Sarconi. Il deputato della Basilicata Petruccelli si scaglia contro il governo che ha permesso la vendita del demanio pubblico: «Vi basti l’esempio della Sila che era di cinquemila mogge, ora è stata occupata da’ con vicini possidenti. Ora questo popolo non vuole già la restituzione del demanio per ripartirselo, ma vuole che lo si restituisca ai Comuni, appartenendo ai quali, il popolo, che nulla possiede, che è proletario, avrà dove tagliar la legna per l’inverno per riscaldarsi, dove condurre il bestiame al pascolo». E aggiunge ancora, a proposito dell’enorme numero di impiegati spediti da Torino nelle amministrazioni della Basilicata: «I Borboni avevano una legge organica amministrativa, che fissava la cifra degli impiegati. Questa cifra è stata da voi enormemente superata. Gli impiegati si sono elevati al di là di sessantaquattromila». Disordini e sommosse si hanno a Moliterno, Colobraro, Muro Lucano, Rapone, San Mauro, Garaguso e San Chirico Nuovo. Crocco, partendo il 7 da Lagopesole inizia la sua campagna di guerra con l’occupazione di Ginestra. La formazione è inquadrata militarmente, divisa in centurie raggruppate in reggimenti, ed è formata da 500 armati e da 160 cavalleggeri. I guerriglieri hanno appuntato sul cappello una coccarda rossa ed hanno per bandiera quella delle Due Sicilie. In marzo sono stati consegnati a Crocco 800 fucili con relative munizioni e 800 berretti. Da Potenza sono giunti il 4 tre ufficiali duosiciliani, tra i quali il francese Langlais. Sono chiamati alle armi tutti i soldati duosiciliani sbandati, ai quali è data una paga ogni tre giorni. I primi luogotenenti sono Nicola Summa, detto Ninco Nanco, Giovanni Coppa e Giuseppe Caruso. Il raggruppamento di Crocco è finanziato da personaggi di primo piano che fanno parte di un Comitato di liberazione lucano. Il 7 insorge Lagonegro e la sommossa si stende a Grassano, Garaguso e Calciano. L’8, con una travolgente azione, gli armati di Crocco conquistano Ripacandida e il giorno dopo Barile: le popolazioni insorgono al loro apparire, ripristinando gli stemmi delle Due Sicilie. Il 10, Crocco conquista Venosa, dopo aver sbaragliato le locali guardie nazionali. Innalza la bandiera delle Due Sicilie sul palazzo del municipio, giustizia tre liberali e saccheggia e dà alle fiamme le loro case. Da S. Angelo dei Lombardi sono inviate guardie nazionali a Calitri per fronteggiare un gruppo di guerriglieri che si sono raccolti nei boschi di Castiglione e di Monticchio. Le gesta delle schiere di Crocco incoraggiano le popolazioni di diversi Comuni a sollevarsi. I popolani di Melfi si sollevano il 12, liberano gli insorti imprigionati e innalzano le bandiere con i gigli borbonici. Insorgono anche le popolazioni di San Mauro Forte, Oliveto Lucano, Accettura, e Stigliano, ma in questi paesi l’intervento della guardia nazionale accorsa da Grottole, da Tolve, da Miglionico, da Pomarico ristabilisce l’ordine con la fucilazione di numerose persone. Lavello è liberata il 14 e il 15 Crocco entra in Melfi, dove è accolto in trionfo da una popolazione esultante e si rifornisce delle armi abbandonate dalle truppe in fuga. In Basilicata quasi tutta la popolazione è in aperta rivolta. Insorgono pure S. Chirico, Rapolla, Rionero, Avigliano, Ruoti, Atella, Grassano. Anche in questi paesi sono bruciate nelle piazze le bandiere tricolori, i ritratti di Vittorio Emanuele e di Garibaldi. Per quasi due settimane è restaurato il legittimo governo delle Due Sicilie nei centri lucani più popolosi, dove Crocco nomina nuovi amministratori comunali. In questa occasione si aggrega ai guerriglieri Maria Giovanna Tito, che diverrà in seguito la valorosa compagna di Crocco. Lo stato maggiore piemontese ordina a tutte le truppe stanziate a Salerno, Benevento, Avellino e Foggia di convergere sul Melfese. A Rionero in Vulture due compagnie del 30° fanteria, dopo un rastrellamento nelle campagne, fucilano 20 persone. La mattina del 19 Crocco assalta e occupa Monteverde. La casa del sindaco è saccheggiata e bruciata. È liberato anche il barone Sangermano imprigionato perché sospettato di sentimenti filoborbonici e di connivenza con gli insorti. Nel pomeriggio dello stesso giorno Crocco s'impadronisce anche di Carbonara. È bruciata la casa comunale. Gli insorti, liberano alcuni compagni rinchiusi nelle carceri e abbattono gli stemmi dei Savoia. Le forze occupanti accorse, sono respinte a Monteverde e inseguite per cinque miglia fino a Lacedonia e Carbonara. Gli insorti s'impossessano del bagaglio lasciato incustodito, uccidono uno dei soldati rimasti di guardia e distribuiscono i panni dei militari alla popolazione. Per cancellare il ricordo di quella giornata dal 1862 Carbonara sarà ribattezzata Aquilonia, suo nome attuale, derivato da quello della città sannitica di cui parla Livio. I liberali, fin dai primi anni dell’Ottocento avevano costituito in paese una società segreta denominandola Aquilonia risorta. Il 20, evitato un altro scontro con una più forte colonna piemontese, Crocco assale Bisaccia e tenta anche di conquistare Calitri con alcuni piccoli gruppi, ma questi sono respinti e costretti a ripiegare verso Pescopagano nella zona compresa tra Calitri e Lioni. Lo stesso giorno il sindaco di Rocchetta fa arrestare due insorgenti, Pasquale Antonio Blunno e Raffaele Amendola. Trasferiti a Lacedonia, il primo è fucilato e l'altro incarcerato. Cinque cittadini di Rocchetta sono incarcerati e processati in seguito perché imputati di far parte di bande armate. A Calitri numerosi cittadini sfilano al grido di “Viva Francesco II” e con la bandiera delle Due Sicilie. Insorgono ancora Grassano, S. Chirico, Avigliano, Ruoti, Rapolla, Atella e Rionero. Crocco affronta alcuni reparti piemontesi nei pressi di Barile, che è ripresa e perduta più volte. Negli scontri i piemontesi catturano 20 insorti che immediatamente fucilano. Crocco giunge a S. Andrea di Conza dove è accolto ed ospitato con il suo stato maggiore dall’arcivescovo, mons. Gregorio de Luca. Qui si ferma per far riposare i suoi uomini, ma un raggruppamento di piemontesi e guardie nazionali, sistematosi attorno al paese la sera del 22, costringe gli insorti a fuggire. I piemontesi, però, riescono a catturare quattro insorti, di cui tre sono fucilati, mentre il quarto, Michele Rotonda, dopo essere stato interrogato, è fucilato il giorno dopo. La massa di Crocco trova riparo nei boschi di Monticchio nelle montagne lucane. Il 24, incalzato da circa quattro migliaia tra fanti e cavalleria piemontese, Crocco fraziona i suoi uomini in vari nuclei combattenti, comandati da Ninco Nanco, Mastronardi e Romaniello, nel bosco di Monticchio, sfuggendo così all’accerchiamento. Poi si dirige verso Lagopesole, ma qui il 25 è attaccato da un forte raggruppamento di guardie nazionali a cavallo comandate da Davide Mennuni. Nei combattimenti sono catturati 71 insorti, dei quali 15 sono immediatamente fucilati, mentre gli altri, portati nei paesi d’origine, sono fucilati nella piazza del paese e lasciati insepolti per ammonimento. Tutte le autorità locali sono esautorate e sostituite da ufficiali piemontesi. Il 29, il ministro Bastogi presenta i disegni di legge per la creazione del Gran Libro del Debito Pubblico per tutto il regno d’Italia e per l’effettuazione di un prestito di 500 milioni da iscriversi in questo. Così il debito pubblico piemontese di 314 milioni diventa italiano. Il 30, un folto gruppo d’insorti attacca nei pressi di Venosa la guardia nazionale di Forenza, procurandole diverse perdite. Maggio 1861Il primo gli insorti di Melfi uccidono un prete liberale e quattro guardiani collaborazionisti. A Lavello la guardia nazionale cattura alcuni rivoltosi che sono fucilati. Un gruppo di 40, comandati da Ninco-Nanco, assale la masseria Lamastra a Palazzo San Gervasio scontrandosi con guardie nazionali e lancieri piemontesi, lasciando sul terreno tre morti e una decina di prigionieri. Il 6, gli uomini di Crocco, provenienti da Lagopesole e dal bosco di Monticchio, si riuniscono a Gaudiano nella masseria della famiglia Fortunato, dove stabiliscono il loro quartier generale. Il 16, Crocco, spostandosi nel Tavoliere, occupa Ordona accolto dalla popolazione festante. Il sindaco di Forenza fa fucilare un insorto dopo un processo farsa. A Torino il deputato Giuseppe Ricciardi presenta un’interpellanza sulla situazione meridionale, denunciando la chiusura delle fabbriche e la conseguente disoccupazione di migliaia d’operai, l’inasprimento delle tasse e il livellamento delle tariffe doganali, l’abbandono dei contadini rimasti privi di terra da coltivare e senza prospettive. L’Università di Napoli è in pratica deserta, anche perché sono state assegnate cattedre a persone amiche solo per dare loro uno stipendio. Tutte le scuole non funzionino, il loro bilancio è più che raddoppiato, mentre tutta l’amministrazione dei territori meridionali ora si trova in uno spaventoso deficit a differenza di quando c’era l’amministrazione borbonica durante la quale si pagavano pochissime tasse ed il bilancio era in attivo. Numerose terre demaniali sono state cedute a prezzi irrisori a personaggi equivoci. Novembre 1861L’1 il generale La Marmora si insedia a Napoli. Vi sono duri scontri alla masseria Canestrelli, presso l ‘Ofanto, e alla masseria Gaudiano, presso Lavello, tra i lancieri del “Milano” e folti gruppi cavalleggeri di Vaschetta: una cinquantina i morti. Il comandante Caschetta è fatto prigioniero e il 2 è fucilato a Melfi. Borjès convince Crocco ad accettare il suo piano che ha innanzitutto lo scopo di compiere un'azione tale da provocare una forte risonanza politica: la conquista di una grande città come Potenza. Il 3, con circa 1.200 uomini, divisi in centurie comandate da ufficiali spagnoli e dai luogotenenti di Crocco, vi è la prima operazione con l’assalto a Trivigno, dove Borjès disapprova il comportamento criminale di alcuni uomini delle truppe di Crocco. La marcia di Crocco e Borjès non si ferma. Si prepara un attacco per conquistare Potenza. Sono conquistate il 13 Cirigliano, Gorgoglione, Accettura e Oliveto. Il giorno dopo sono liberate Grassano e S. Chirico. L’arrivo di numerose truppe costringe Crocco ad abbandonare i paesi conquistati, dove si scatena la reazione sugli abitanti. A Trivigno un bando promette il perdono ai rivoltosi che si fossero presentati, ma i 28 che si presentano sono fucilati. Borjès e Crocco inizialmente si dirigono verso il bosco di Lagopesole, poi deviano verso settentrione, facendo tappa ad Accettura e ancora a Grassano. Da qui Borjès fa diffondere la falsa notizia di una sua disfatta e nella notte tra il 14 e 15 punta su Potenza. Il 15, a seguito di una delazione di Cerrone, sono catturati otto guerriglieri dal capitano del 6° di linea Gaetano Negri, che poi diventerà sindaco di Milano. I prigionieri, senza processo, il giorno dopo sono fucilati a Vallata: sono Alfonso Cerullo, 27 anni, Vito Marino, 27 anni, Antonio Cardinale, 25 anni, Euplio Laeza, 35 anni, Francesco Pagliarulo, 34 anni, Antonio La Ferrara, 27 anni, Giovanni Ragazzo, 27 anni. Cerrone, per premio della sua collaborazione, è lasciato libero. Il 16, la vallata prospiciente Potenza accoglie le brigate di Borjès e Crocco. Secondo i piani, dovrebbero verificarsi disordini fomentati dal clandestino comitato di resistenza. Crocco nelle sue memorie scrive: «Presiede il comitato il sig. …, liberale della sola fascia tricolore, che non avendo potuto arricchire nella rivoluzione, cambiò bandiera e si rifece borbonico. Ma questo camaleonte ancora una volta cambiò colore, avvertì il comandante della piazza, indicò dove erano deposte le armi, e, dopo aver intascato i ducati del Borbone, si vantò di aver salvato la Basilicata». Fallita la prevista insurrezione interna nella città, vi è uno scontro a Vaglio con le guardie nazionali che danno l’allarme alle truppe poste a difesa. Borjès e Crocco, privi d’artiglieria, sono costretti a deviare verso Pietragalla. I guerriglieri s’impadroniscono della cittadina, ma l’arrivo di preponderanti forze militari li costringe a ritirarsi a Lagopesole. Si aggravano i contrasti tra Crocco e Borjès. Il 17, sono arrestati “per corrispondenza criminosa con i briganti” a Vallata dal capitano Aiello, del 6° Reggimento di linea, i sacerdoti don Leopoldo Paglia e don Alfonso Armino: nel gennaio del 1862, saranno assolti dalla Gran Corte Criminale di Avellino. Dopo alcuni inutili assalti ad Avigliano, il 19, ed a Bella, il 22, contro il parere di Borjès, gli insorti di Crocco incappano a Muro Lucano in un grosso concentramento di truppe piemontesi e devono allontanarsi. Il giorno successivo, dopo essersi di nuovo concentrati, entrano a Balvano, accolti festosamente dalla popolazione. Queste inutili azioni rendono ancora più difficili i rapporti tra Crocco e Borjès. Sul fuoco soffia l’ambizioso francese De Langlais, che esercita notevole influenza su Crocco. Sul suo diario Borjès annota che il Langlais “si spaccia come generale ed agisce come un imbecille”. Il francese, Agustin Marie Olivier de Langlais, è in realtà un impiegato delle dogane francesi ed è misteriosa la sua presenza nella resistenza. Borjès il 27 si allontana definitivamente da Crocco e così annota nel suo diario: Crocco “riunisce i suoi antichi capi di ladri e dà loro i suoi antichi accoliti. Gli altri soldati sono disarmati violentemente; prendono loro in specie i fucili rigati e quelli a percussione”. Il 28, dopo aver superato il presidio di Pescopagano, i combattenti di Crocco si rifugiano nel bosco di Monticchio, dove il comandante, per meglio sfuggire agli inseguitori, divide la formazioni in gruppi indicati dal nome dei loro capi: Giuseppe Caruso, Coppa, Ninco Nanco, Totaro, Tortora, Gioseffi, Volonnino, Schiavone ed altre minori. Borjès, insieme ai suoi fidati spagnoli, il 29, s’incammina in un freddissimo inverno verso Roma, attraversando l’Alto Molise e l’altipiano delle Cinque Miglia. Il 30 un grosso raggruppamento comandato da Crocco circonda il paese di Pescopagano dove sono eliminati i più noti liberali e distrutta la casermetta delle guardie nazionali. Dicembre 1861Crocco divide le sue truppe in sei distaccamenti comandati dai suoi migliori luogotenenti e le fa accampare lungo i boschi sulla dorsale che da Potenza porta a Monticchio. Nessuno osa disturbare la banda acquartierata, che può ancora una volta riorganizzarsi. Nelle sue memorie Crocco scrive: «Così passammo l‘inverno senza essere disturbati e fu veramente una fortuna, poiché quell‘anno vi fu un‘invernata terribile … Era caduta tanta neve che non si poteva camminare; ciò fece dire ai giornali che il “brigantaggio” era distrutto e morto ...». In Basilicata la ritirata di Crocco ha come conseguenza la fine delle bande isolate: circa 300 sono assassinati appena catturati e oltre 600 sono fatti prigionieri nei rastrellamenti. Il gruppo comandato da Crescenzo depone le armi e si costituisce interamente. Gli abitanti delle provincie napoletane sono 6.787.289, nella Sicilia sono 2.892.414. Napoli è ancora la città più grande della penisola con circa mezzo milione di abitanti. Alla fine del 1861 solo la Francia e l’Inghilterra hanno riconosciuto il “Regno d’Italia”.
Wednesday, August 09, 2006
I Lucani: "conquistadores" dell'Argentina
Con 80'000 presenze la comunità lucana dell'Argentina è la più numerosa di quelle presenti a livello mondiale, ne sono testimonianza le 25 associazioni dislocate nel paese nelle seguenti città: Città Autonoma di Buenos Aires,  Necochea, Pergamino, Lanus Oeste, Martin Coronado, Tandil, Tablada, San Martin (P.cia di Buenos Aires), Lomas del Mirador (P.cia di Buenos Aires), San Nicolas, Mar del Plata (P.cia di Buenos Aires), Mascito, La Plata,  Berisso, Ensenada, Villa Madero, Mendoza, Rosario, Lanus Este (Buenos Aires), Villa Luzuriaga (Pcia di Buenos Aires), Ezpeleta, Cordoba, Ramos Meja (Pcia di Buenos Aires), San Justo, San Martin (Pcia di Buenos Aires) Sopra a destra due immagini della città di Buenos Aires (capitale dell'Argentina con più di due milioni e mezzo di abitanti), dove ha la sua sede la F.A.B.A. (FEDERACIÓN DE ASOCIACIONES DE LA BASILICATA EN ARGENTINA), che tradotto in italiano vuol dire: federazione di associazioni della Basilicata in Argentina. La federazione è una delle federazioni di associazioni lucane presenti sul globo meglio organizzate ed è un un importante punto di riferimento. I soci presso le loro associazioni hanno qualsiasi tipo di supporto e consulenza di vario genere. La sede della F.A.B.A. è situata in un gradevole quartiere e dotata di uffici, di una sala riunioni con un grande tavolo ovale e addirittura di uno studio per le visite mediche, le foto della sede e dei suoi uffici si possono visionare sul sito della federazione lucana in Argentina: www.basilicataargentina.com.arI giovani sono fieri di essere Lucani e per questo tutti coloro che non parlano l'italiano o lo parlano male sono impegnati in corsi per impararlo o perfezionarlo, perchè ci tengono ad imparare la lingua madre dei propri genitori e nonni. Le famiglie lucane d'Argentina sono molto unite, il rapporto è così eccellente che ogni fine settimana i figli della prima generazione si ritrovano con i genitori in compagnia dei nipoti. Questo legame familiare, tipico dei lucani di una volta, è stato tramandato da padre in figlio sin dai primi anni della grande emigrazione e persiste tuttoggi grazie agli insegnamenti dei valori e della famiglia lucana dell'educazione alla prole. Nel 2001 un nostro connazionale, alla domanda sul valore di cambio del peso (valuta argentina), ci rispose che un peso valeva un dollaro, noi increduli in quell'occasione rimanemmo un po' attoniti e non ci pareva vero che un dollaro statunitense valesse veramente un peso, perchè molti anni prima i lucani d'Argentina ci comunicavano che per 1'000 vecchie lire ci volevano ben 26'000 pesos. In effetti più avanti nel tempo ci fu il grande crack dell'economia argentina e la decisione dell'allora governo argentino di equiparare il peso al dollaro si rivelò un fiasco. Proprio a causa di queste difficoltà accorse ai lucani d'Argentina la Regione Basilicata ha stanziato degli aiuti finanziari, che vengono elargiti a tutte le associazioni dell'America Latina. Il periodo dell'oscuramento finanziario argentino è stato una dura prova, molti che avevano un'attività propria hanno dovuto chiudere bottega. Anche in Italia chi aveva creduto nei famosi "bond" Argentini ha perso una fortuna! Ma ora l'economia argentina si è ripresa, tanto è vero che un Euro vale quattro Pesos e i lucani d'Argentina si possono permettere di tornare in Basilicata anche fino due volte l'anno. Le strade di Buenos Aires (foto sottostanti) possono essere composte anche fino a quattro corsie.  Fin dall'inizio del XX secolo l'Argentina ha avuto un peso importante per l'economia lucana, in effetti molte case costruite dai nostri bisnonni sono state finanziate con in soldi guadagnati in Argentina, così come molti appezzamenti di terreno coltivabile. A quell'epoca un viaggio in nave verso l'Argentina poteva durare anche fino ad un mese in condizioni di viaggio dure, grazie al forte bisogno di emigrare, le compagnie navali di quell'epoca fecero la loro fortuna, molti sceglievano determinate destinazoni solo perchè il biglietto costava di meno, oggi con i moderni aerei siamo a destinazione in poche ore! All'epoca addirittura per alcuni il viaggio verso le Americhe era un viaggio senza ritorno e fu proprio in quell'epoca che si scrissero le più belle canzoni della musica napoletana, fatte di nostalgia e sofferenza per il distacco dalla terra d'origine, espresse in maniera eloquente nella canzone "Lacrime napulitane/ vurria". Nel 1880 quando cominciò la diaspora, che vide oltre v  enti milioni di meridionali emigrare verso le Americhe si avevano due possibilità: O brigante o emigrante. La struttura socio-eonomica della neonata regia Italia (il Regno d'Italia fu fondato nel 1861 e durò fino al 1948 dopo il referendum popolare, che sancì la nascita della Repubblica Italiana) non permetteva lo sviluppo socio economico in Basilicata, cosa realizzabile però nelle Americhe, che in quel periodo avevano una struttura socio-economica favorevole. Nella colonna destra del sito della F.A.B.A. molti interventi sono in spagnolo, ciò a dimostrazione che non tutti hanno purtroppo la padronanza della lingua italiana scritta, per questo i corsi di lingua italiana hanno un valore particolare. Molte richieste lette negli ultimi mesi nel blog del sito riguardano informazioni su avi partiti dalla Basilicata addirittura nel periodo della diaspora, fra il 1880 ed il 1920. Il nostro impegno è e sarà quello di aiutare i Lucani d'Argentina (e non solo) a trovare delle risposte concrete alle loro ricerche riguardanti informazioni e documentazione sui loro avi, chi vorrà dare il proprio contributo lo puo' esprimere rispondendo a questo blog. Vorremo cercare di creare una rete di solidarietà fra tutti i lucani, chi avrà delle informazioni utili le potrà scrivere su questo blog o fare richiesta di aiuto tramite la e-mail: info@assointerlucana.org sede internazionale (Enrico Langone)
Monday, August 07, 2006
La lezione di Scanzano, un fumetto per aiutare..... l'Africa e per agganciare le lotte del nord ai problemi del sud del mondo
 Il 4 agosto 2006 a partire dalle ore 20,30 in Piazza Risorgimento a Rotondella (Matera) è stata presentata alle associazioni, ai giovani e alla comunità di Rotondella l’opera-fumetto edita da LucaniaNet.it che racconta la storia di Leo, un ragazzo di 12 anni, che vive con la sua famiglia la più grande e straordinaria mobilitazione pacifica della storia dei lucani contro la decisione di un governo che voleva ubicare a Scanzano Jonico il deposito nazionale delle scorie nucleari. La presentazione è stata introdotta dal Sindaco di Rotondella, Rag. Vito Agresti, con l'intervento di: Antonio Pastore, Assessore alla Cultura e Fumettistica Giuseppe Digiamma, Associazione Khorakanè Giuseppe Lobreglio, Associazione Pio la To Felice Santarcangelo, Lucanianet.it e autore del fumettoLe associazioni e i giovani di Rotondella Dopo la presentazione è seguita una discussione sul fumetto che tanto piace ai bambini e che fa riflettere i grandi, il suo messaggio di pace, la storia e il futuro della nostra terra. La solidarietà verso l’Africa (un terzo del ricavato dell’opera sarà devoluto alle missioni per l’Africa) Verso le 21,30 c'è stato il concerto del cantautore Goran Kuzminac "assolo"
Inoltre durante la Mostra dei Comuni che si è svolta a Potenza il 6 maggio 2006 è stata presentata questa iniziativa editoriale meritevole della nostra attenzione. Gli avvenimenti della grande mobilitazione pacifica di Scanzano diventati un fumetto grazie all’idea di Felice Santarcangelo ed alla matita di un giovane promettente fumettista, Valerio Calabrese e grazie alla disponibilità di Francesco Perone, presidente di Lucanianet che ha consentito la stampa del libro. L’iniziativa ha avuto un padrino d’eccezione, Padre Alex Zanotelli, il missionario che combatte tante battaglie in favore dei più deboli . Il fumetto è distribuito al prezzo simbolico di Euro 3.00, uno dei quali è destinato a finanziare le opere dei Padri Comboniani in Africa. Si cercherà, anche grazie al contributo di chi acquisterà il fumetto, di costruire nelle baraccopoli nei pressi di Nairobi in Kenya, una casa per il recupero di tanti ragazzi che a causa della povertà e delle malattie si drogano con la colla . I vapori delle colle inspirate da sacchetti di plastica, danneggiano irremediabilmente le cellule del cervello, la maggior parte di questi ragazzi non raggiungerà la maggiore età .
Di seguito alcune riflessioni di Alessandro Marescotti di pacelink.it: Il fumetto "La lezione di Scanzano" è un esempio di come si può trasformare un'esperienza sociale in una lezione di educazione civica. I fumetti hanno il merito di coinvolgere e comunicare. Sono parte di una metodologia didattica attiva che ormai dovremmo tutti adottare nelle scuole. La vicenda raccontata diventa così memoria storica e insegnamento per tutti. La vivacità del racconto - mai scontato e tuttavia ricco di riferimenti a contenuti come le scienze e la storia - trasmette passione ed entusiasmo. La "lezione di Scanzano" è un antidoto alla rassegnazione e alla passività. E' la prova che la democrazia può nascere dal basso e può vincere anche contro gli interessi più potenti. E' una lezione che dovrebbe entrare nella scuola perchè formi ciò che di più prezioso l'educazione può promuovere: lo spirito della libertà.
Per informazioni o richieste fumetto contattare: www.lucanianet.it Zona industriale 85050 Tito Scalo (Potenza) Tel. & fax 0971.629359
Le barre di uranio della Trisaia di Rotondella (MT): LA SPINA NEL FIANCO DEI LUCANI che vivono in regione e nel resto del mondo
 Pubblichiamo la lettera ricevuta da Domenico Lence, coordinatore dell'A.R.C.A. LUCANA X LA LEGALITÀ, uno dei tanti attivisti antinucleari impegnato da anni per far si che le 64 barre di uranio stoccate dal 1968 nella Trisaia di Rotondella in provincia di Matera (foto a destra) tornino di nuovo negli Stati Uniti dove possono essere custodite con i sistemi di sicurezza più all'avanguardia esistenti al mondo. Negli ultimi anni nell'entroterra lucano e soprattuto sulla fascia Jonica del Metapontino sono aumentati i casi di tumore, in particolare di tumore infantile. La cosa più grave è che in Basilicata manchi un reparto oncologico infantile, come testimoniano i fondatori della ''ASSOCIAZIONE GIAN FRANCO LUPO - UN SORRISO ALLA VITA - ONLUS" di Pomarico (MT). I fondatori di questa associazione sono i genitori del piccolo Gian Franco, che hanno perso il loro bambino a causa del cancro infantile, l'associazione è una organizzazione non lucrativa di utilità sociale ai sensi del D.lgs. dicembre 1997 n. 460 ed opera sul territorio nazionale. Secondo i medici del Nord, chi si ammala nella fascia costiera attorno al tarantino è particolarmente immune alla chemioterapia. I fondatori dell' associazione vorrebbero raccogliere fondi per creare un reparto oncologico infantile in Basilicata e fare in modo che altri piccoli ammalati di cancro non debbano affrontare il calvario di un viaggio così lungo per andarsi a curare. A questo punto ci chiediamo se le barre di uranio ed i due contenitori di liquido radioattivo presenti in Trisaia siano responsabili per questi casi di tumore infantile. Se così fosse, chi è responsabile per il mancato dislocamento delle barre di uranio avrà il coraggio di guardare negli occhi quei genitori che hanno perso i propri figli a causa del cancro infantile, probabilmente causato dall'uranio?
Grazie per la collaborazione e per la massima divulgazione di questo appello per la tutela del diritto dei piccoli Lucani alle cure ospedaliere in Regione. I recapiti per le Vostre donazioni sono i seguenti: “ASSOCIAZIONE GIAN FRANCO LUPO – UN SORRISO ALLA VITA – ONLUS” Banca Popolare del Materano Filiale di Pomarico I-75016 Pomarico (MT) Codice-ABI 05398 CAB 80410 Conto corrente 9326068 Grazie a tutti!
A.R.C.A. LUCANA X LA LEGALITA’
(Associazione Regionale Culturale Ambientale Lucana x la Legalità )
(Già Comitato Difesa Basento)
Fondato nel 1987
Al Signor Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano Roma
Al Signor Presidente del Consiglio dei Ministri On. Romano Prodi Roma
Al Signor Segretario Generale O.N.U. Kofi Annan New York
Al Signor Presidente della Comunità Europea Barroso Bruxelles
Al Signor Ministro dell’Ambiente On. Alfonso Pecoraro Scanio Roma
Al Signor Ministro degli Interni On. Giuliano Amato Roma
Al Signor Presidente degli Stati Uniti d’America G. W. Bush Washingnton D.C.
Al Signor Ministro dello sviluppo Economico On. Bersani Roma
Ai Signori Parlamentari Lucani
Al Signor Presidente Giunta Reg. Basilicata Dott. Vito De Filippo Potenza
Al Signor Presidente del Consiglio Reg. Bas. e Consiglieri Regionali Potenza
Al Signor Assessore all’Ambiente Reg. Basilicata Giovanni Rondinone Potenza
Al Signor Presidente della Provincia di Potenza Dott.Sabino Altobello Potenza
Al Signor Presidente del Consiglio Prov. Di Potenza e Consiglieri Prov. Potenza
Al Signor Ass. all’Ambiente della Prov. di Potenza Dott. D. Iacobuzzio Potenza
Al Signor Rettore Università di Basilicata – Docenti e Studenti Potenza/Matera
Al Signor Prefetto di Potenza Dott. Mauriello Potenza
Al Signor Prefetto di Matera Dott.ssa Francesca Adelaide Garufi Matera
Al Signor Presidente della provincia di Matera Dott. Carmine Nigro Matera
Al Signor Presidente Consiglio Prov. Matera e Cons. Provinciali Matera
All’Assessore all’Ambiente Prov. Di Matera Dott. D’Allessandro Matera
Ai Sindaci di Rotondella-Nova Siri–Policoro–Scanzano–Bernalda–Montalbano Tursi-Pisticci-Ferrandina.
Ai Sindacati - Alle Associazioni - Ai Cittadini - Ai Mezzi di Informazione
Oggetto: Iniziativa EMBARGO LUCANO AGLI STATES IN ESTATE LUCANA per liberare la Basilicata dalle barre nucleari statunitensi di Elk River – Minnesota – U.S.A. “ LU’ CANU’ ”, NON CONSUMARE PRODOTTI U. S. A. ….. E ….. GETTA! ...... (LUCANO, non consumare prodotti con etichetta U.S.A. e butta quelli che hai….) Un Embargo Lucano a tutti i prodotti con etichetta U.S.A. fino al ritorno delle barre di uranio U.S.A. a CASA U.S.A ! …. By ….. Lucana Trisaia.
Dopo la denuclearizzazione del Comune di Scanzano, 1987; la richiesta di dichiarazione di denuclearizzazione della Basilicata del 1987 (ignorata all’epoca !!?? possiamo sapere oggi, che fine fece!!!???); le campagne di informazione sul territorio sui gravi pericoli derivanti dal nucleare e aziende ad alto rischio; i processi sul nucleare lucano del Procuratore della Repubblica di Matera dell’epoca, Dott. Nicola Maria Pace; le giornate di Scanzano contro il deposito unico nazionale di scorie nucleari a Terzo Cavone di Scanzano; la richiesta di denuclearizzazione della Reg. Bas. e dei 131 Comuni lucani del Nov. 2003; la dichiarazione della Regione Basilicata, delle due Province di Potenza e Matera e di diversi Comuni di denuclearizzazione del territorio lucano del Novembre 2003; la manifestazione del 23 Novembre 2003 dei centomila sulla statale jonica 106 “ NO! nucleare in Basilicata “; Il presidio permanente del Campo Base in località Terzo Cavone di Scanzano Jonico; Il presidio e petizione antinucleare per sei mesi dal novembre 2003 in Piazza Vittorio Veneto a Matera; i convegni sul nucleare sulla vicenda Trisaia tenuti con il Procuratore Nicola Maria Pace, nei Sassi di Matera il 22 Dicembre 2003 e il 27 Dicembre 2003 nella Sala Consiliare del Comune di Scanzano J.; la presentazione in anteprima del libro IL SITO Scenari & retroscena su Scanzano Jonico, di Angelo Chimienti (buonanima, deceduto Sabato Santo 15 Aprile 2006) e Agnesina Pozzi; la presentazione in anteprima, sempre nei Sassi di Matera, di STORIE DI SCORIE di Scanzano Jonico, di e con Ulderico Pesce; alla conferenza del Maggio 2004, sempre nei Sassi di Matera, per l’istituzione di una Scuola Internazionale di Studi Pitagorici a Metaponto, con Antonio Infantino. La Giornata della Legalità su mafie ed ecomafie in data 08 Luglio 2004 a Matera, con la partecipazione di associazioni lucane impegnate sulla legalità e tutela Ambientale, con la presenza del Sost. Procuratore della Repubblica Dott. Vincenzo Montemurro, della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza; la presentazione della richiesta dell’11 Agosto 2004 a mezzo stampa, di ritorno delle 64 barre di uranio esausto dell’impianto Itrec di Rotondella, agli U.S.A.; al “ blitz Trisaia Befana 2006 del 06 Gennaio 2006 ”, “c’è posta per voi “. Simboliche barre d’uranio, “ elegantemente confezionate e regalate” per la befana, ben impacchettate in max sicurezza, in contenitori casch, con corretto cronoprogramma, all’indirizzo del Gen. Carlo Jean, Presidente Sogin e Gorge W. Bush, Presidente Usa; al tour del nucleare del 02 Aprile 2006, nei siti del “Triangolo delle Bermuda Lucano”, Torrente Vella (affluente fiume Basento) Coste della Cretagna di Ferrandina, Campo Base di terzo Cavone di Scanzano Jonico e Trisaia di Rotondella. In uno, con la giornata delle energie rinnovabili da festeggiarsi da allora in avanti, il “1 Aprile” di ogni anno; alla Giornata della Legalità e commemorazione delle vittime di mafie ed ecomafie, del 27 giugno 2007 a Matera con le associazioni impegnate sul territorio nella tutela ambientale e per la legalità. Con particolare focalizzazione del ruolo di mafie, ecomafie, ndrangheta, massoni, mattoni, logge, ordini, servizi vari…, tuniche porporate, comitati d’affari e pubblica amministrazione. Basilicata, non più isola felice ! Con la partecipazione del Sost. Procuratore della Repubblica, Dott. Vincenzo Montemurro, della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, nonché, Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. E del Sost. Procuratore della Repubblica Dott. Salvatore Colella della Procura della Repubb. di Matera. A tali iniziative, segue, ad oltranza, la presente, “EMBARGO LUCANO AGLI STATES IN ESTATE LUCANA 2006”, che verrà portata avanti, fino al ritorno delle barre d’uranio di Trisaia di Rotondella negli U.S.A., come evidenziata e dettagliata nell’oggetto sempre della presente. Si sottolinea ed evidenzia, che gli Stati Uniti d’America, rappresentano oggi, soprattutto dopo l’ 11 Settembre 2001, per l’alto livello di vigilanza interna adottato, tecnologie e disponibilità di siti altamente stabili di antiche epoche geologiche, l’unico Paese al mondo in grado di custodire materiali nucleari in condizioni di max sicurezza anche da attacchi terroristici.
Il prosieguo ad oltranza in terra lucana e non solo, di dette iniziative, ha come obbiettivo con metodi altamente civili e democratici, derivanti dalla nostra millenaria cultura Italica - Magno Greca, di realizzare definitivamente, (come già indicato al punto 2 del “CONTRATTO CON I LUCANI” che richiamiamo e rammentiamo VIVAMENTE ai Parlamentari Lucani ELETTI sottoscrittori ma, soprattutto a quelli non sottoscrittori) una riconversione del Centro di Trisaia di Rotondella, da nucleare a centro di ricerca, studi, messa punto e realizzazione di materiali, tecniche e impianti di produzione di Energie Rinnovabili. Quali, solare-idrogeno, eolico ecc.. Vedi progetto Archimede, Solare Idrogeno, dell’ex Presidente ENEA Prof. Carlo Rubbia (italiano, emigrato in Spagna per continuare il proprio lavoro nel settore) e Premio Nobel per la Fisica, da tutti, quale scienziato italiano, invidiatoci. Scelta, quella delle Energie Rinnovabili, oramai obbligata ed altamente eco-compatibili con il naturale sviluppo socioeconomico, agricolo, turistico, archeologico e naturalistico del territorio della Magna Grecia Pitagorica Metapontina e dell’intero territorio lucano.
E ciò, in piena sinergia con le intelligenze e potenzialità dei nostri giovani lucani e quanti altri giovani, hanno scelto liberamente di formarsi e acculturarsi, non a caso in Lucania che, insieme a tutte quelle realtà propositive esistenti, possono contribuire a valorizzare e far decollare come meritano le vere potenzialità di questa terra, dei suoi abitanti e di quanti meritano di viverla ed apprezzarla e contribuire a farne una regione pilota di sviluppo ecocompatibile nel meridione, in Italia, in Europa e nel mondo. Questo è il vero ruolo, dopo Scanzano della Basilicata e dei lucani nel mondo. Un mondo che sia ancora vivibile per le future generazioni, per i nostri figli, in ogni continente e latitudine. Inoltre, in questa particolare epoca e momento storico, anche per motivi di sicurezza, visto il particolare allargamento e aggravamento dell’area di conflitto e di guerre sempre più aspre, violente e disumane, dilaganti nei paesi mediorientali del Mediterraneo, Trisaia potrebbe eventualmente essere esposta a particolarissime attenzioni e dinamiche di terrorismo internazionale, con le immaginabili conseguenze e ripercussioni catastrofiche subibili, SULL’INTERA AREA E POPOLAZIONI DEL MEDITERRANEO.
E ciò, speriamo, non lo auspichi nessuno ma soprattutto, NON LO VOGLIAMO NOI LUCANI.
Per questo, continuiamo doverosamente a fare in merito alla vicenda Trisaia, quanto dovuto per il bene e nell’interesse di TUTTI.
Matera, li 03 Agosto 2006
Il Coordinatore A.R.C.A.
Responsabile Osservatorio nucleare Reg. WWF - ITALIA Basilicata
( Domenico Lence )
Alla presente aderiscono: - WWF- ITALIA Basilicata - O.L.A. (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Accademia Kronos Basilicata - Sezione di Venosa - Comitato Lucano per il Controllo delle Scelte Energetiche - NIM Potenza - la costituenda Associazione Lucana Internazionale - Movimento Antinucleare Pacisfista NoScorie Trisaia - Associazione Culturale Allelammie
La presente iniziativa, è aperta al supporto e condivisione di quanti faranno pervenire la propria adesione ai seguenti riferimenti utili anche per informazioni: domlence@virgilio.it tel. 3284825552
Sunday, August 06, 2006
Lifestyle Lucano a Zurigo presso Utokulm - top of Zurich
  I Lucani di Zurigo, nei fine settimana di bel tempo, prendendo il trenino dell'Uetliberg, raggiungono la collina più alta di Zurigo, chiamata appunto Uet  liberg a oltre 800 m sul livello del mare per godere uno stupendo panorama della città di Zurigo e del suo lago. Una volta arrivati sulla vetta l'hotel-ristorante Utokulm (foto a destra) ospita i turisti in un gradevole ambiente dove pranzando o cenando si puo' ammirare al tempo stesso la bellezza del panorama cittadino e lacustre. Si ha inoltre la possiblità di salire sopra una torre, che assomiglia molto ad un'antenna per la radionavigazione aeronautica (foto a sinistra) per godere ancor più del panorama mozzafiato. Inoltre nelle sere d'estate l'hotel-ri  storante offre la possibilità di vedere un film nella sua sala stando seduti su comode sedie a sdraio e gustando al tempo stesso una prelibata cena a due. A destra la foto del trenino che vi porta all'Uetliberg denominato Uetlibergbahn. Una volta tornati in centro si puo' andare nei locali migliori di Zurigo che sono il Kaufleuten, l'Adagio, il Palavrion, il Widderbar e altri a sorpresa. sede internazionale (Enrico Langone)
I Lucani di Caracas e la politica venezuelana
 I Lucani che fra gli anni '50 e '60 del secolo scorso giungevano in Venezuela, vi trovavano le stesse condizioni ideali che offriva loro il sogno americano degli Stati Uniti. Qui avevano l'opportunità di mettersi in proprio e crearsi un'esistenza, che garantiva loro quell'ottimo standard di vita che si erano prefissi partendo dalla regione d'origine. La comunità lucana del Venezuela più numerosa vive e lavora nella capitale Caracas (foto a destra). A partire dai primi anni '90 la situazione politica si è complicata, di modo che oggi il Venezuela non offre più quelle opportunità che offriva nell'epoca d'oro degli anni '50 e '60, epoca nella quale molti Lucani scelsero il Venezuela come meta per ricominciare una nuova vita. Grazie alla situazione politica, che persiste dai primi anni '90 il Venezuela non offre più lo standard di vita e le opportunità che offriva una volta, cosicché alcuni Lucani hanno deciso di ricominciare una nuova vita in un altro angolo del mondo, trovando nelle nazioni anglosassoni nuove opportunità, le nuove nazioni dove ricominciare una nuova vita sono state il Canada, gli Stati Uniti, il Sudafrica e l'Australia. Queste nazioni oggi offrono migliori condizioni di vita e lavoro rispetto al Venezuela. Molti dopo oltre venti anni di emigrazione ed integrazione nel tessuto sociale venezuelano, imparando lo spagnolo, ovviamente per integrarsi al meglio, hanno dovuto prendere decisioni sicuramente sofferte, perchè emigrare nuovamente in una nazione sconosciuta e dover imparare un altra lingua come l'inglese, per le vecchie generazioni non è stato così semplice come per le nuove. Ormai da oltre dieci anni i Lucani che sono partiti dal Venezuela e che vivono nelle nazioni anglosassoni sono riusciti a superare l'ostacolo linguistico e col passare degli anni sono riusciti a rifarsi una vita  e molti hanno anche degli ottimi posti di lavoro, in particolare le nuove generazioni, grazie al loro livello scolastico superiore. I Lucani che sono rimasti in Venezuela continuano a mantenere ciò che hanno costruito dagli anni '50 e '60 ed hanno le loro associazioni nella capitale venezuelana. Qui a sinistra la foto di un quartiere ricco di Caracas. Nella foto a destra l'altra faccia della medaglia, in mezzo ad un quartiere residenziale le bidonvilles denominate "ranchos".
I Ranchos sono situati anche al margine di Caracas (foto a sinistra).
sede internazionale (Enrico Langone)
Saturday, August 05, 2006
Il Parco Nazionale del Pollino é una risorsa da salvaguardare
 Pubblichiamo un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 05. agosto 2006 inviatoci da Giuseppe Cosenza guida ufficiale, che da anni si occupa della salvaguardia del Parco Nazionale del Pollino (foto a destra). Questa importante riserva naturale, oasi per la tutela di flora e fauna non è solo una risorsa delle Regioni Basilicata e Calabria, ma è una risorsa nazionale che dovrebbe essere salvaguardata e gestita nel migliore dei modi, ma secondo il seguente articolo siamo molto lontani da ciò che si dovrebbe fare. Il parco situato al di quà e al di là del confine calabro-lucano è stato oggetto negli ultimi anni di ripetute proteste da parte delle guide ufficiali, che lamentano una pessima gestione del parco stesso, per non parlare di ciò che l'Enel avrebbe voluto realizzare entro i confini del parco: riattivare una centrale elettrica a biomassa nella valle del Mercure !?! IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO È TALE E VA RISPETTATO COME RISERVA NATURALE, SE SI VUOLE REALIZZARE UNA CENTRALE A BIOMASSA, ALLORA CHE LA SI REALIZZI FUORI DAI CONFINI E CHE SI ABBATTA QUELLA ESISTENTE.POLLINO, UN "ROSARIO" DI DISAGI Rifugi e centri visita ancora chiusi. Sentieristica non segnalata. Viabilità che necessita di interventi urgenti L'allarme dalle guide del Parco che raccolgono le proteste dei visitatoriPOTENZA  Rifugi e centri visita chiusi nel Parco nazionale del Pollino, tra sentieri non segnalati e una viabilità che necessita di interventi. Insomma, il Parco, dal punto di vista della ricettività, non è appetibile, se non per la sua straordinaria valenza naturalistica. Se da un lato, quindi, il Pollino produce economia per le sue filiere e i suoi prodotti certificati, un giro di affari di 6 milioni di euro in un anno, dall'altro il parco è sempre più abbandonato, nonostante i 15 mila soggiorni didattici e i 5mila escursionisti nel 2005, per una sorta di mancata concertazione fra gli enti e le istituzioni interessate. A farne le spese, l'intera area e i visitatori, che una volta raggiunti gli altipiani e le radure mozzafiato, sono costretti ad «arrangiarsi». A dare l'allarme l'associazione Guide ufficiali del Parco che ogni giorno, a contatto con centinaia di ospiti, raccolgono lamentele e malumori. «I sentieri non sono segnalati, inoltre quando c'è maltempo - ha raccontato il presidente dell'associazione Guide, Gaetano Lofrano - non c'è nessun posto, tranne ristoranti e agriturismi, dove far riparare i visitatori. Per non parlare dei rifugi, quasi tutti chiusi, punti di riferimento importanti per gli escursionisti». I rifugi, circa 12, sono quasi tutti chiusi, tranne qualcuno come il «Visitore» (Viggianello) e l'«Acqua fredda» (S. Costantino), come anche i centri visita. In balia dell'incuria lo storico rifugio De Gasperi, di competenza del comune di Viggianello, come anche il «Pedarreto-Fasanelli» e quello di Colle Ruggio, nel comune di Rotonda, entrambi abbandonati dal 1995. Chiusi al pubblico anche i centri visita (in totale nove, di cui sette funzionanti e tre nel versante lucano) di S. Paolo Albanese, Terranova e S. Severino, dove nel 2005 si sono registrate 1000 presenze in soli 17 giorni di apertura, nell'amb  ito del programma di attività gestito dall'associazione guide, «programma che sarebbe dovuto continuare anche quest'anno, secondo quanto emerso in un incontro fra l'associazione Guide e l'ente Parco, ma che non ha poi avuto nessun seguito», come ha sottolineato Lofrano. Il presidente Fino ha invece sostenuto che «i centri sono chiusi perché stiamo aspettando la definizione da parte della Regione di un progetto per la stabilizzazione degli ex lavoratori socialmente utili, così come è avvenuto nel versante calabro. Quest'anno la mancanza di risorse ha impedito di realizzare altri progetti, anche se l'intenzione è quella di mettere in piedi un unico progetto integrato, con il coinvolgimento di Lsu e guide». Per quel che riguarda, invece, i rifugi il presidente Fino si appella alle istituzioni su cui ricade la competenza, affinché «riprendano le loro attività». Dal suo canto il sindaco di Rotonda, Giovanni Pandolfi, ha sostenuto di «essere in attesa di risposte dalla Regione per la messa in funzione del rifugio di Colle Ruggio», mentre per il «Petarredo-Fasanello» ha detto di «aver già rifatto l'appalto per la gestione» e che conta «nel giro di qualche mese di rimetterlo in funzione». Invece il sindaco di Viggianello, Domenico Anastasio ha detto che «sta chiudendo il contenzioso con gli ex gestori del "De Gasperi" e che nel frattempo al rifugio sarà aperto un presidio informativo». Lamentata dalle guide soprattutto l'assenza della sentieristica. «Stiamo portando avanti, con la Calabria, un progetto fermo dal 1999, con il quale si dovranno impiegare gli ex Lsu in mobilità per la manutenzione della sentieristica. Dopo di che, si potranno individuare e manutenere i sentieri che faranno poi parte della cartografia dell'ente Parco». Ad oggi, infatti, l'ente non dispone di una propria cartografia. «Abbiamo la necessità di far fronte alle nostre responsabilità istituzionali - ha concluso il presidente Fino - e se non riusciamo a metterci a tavolino, in tempi accettabili, senza preclusioni politiche o territoriali non arriveremo mai da nessuna parte». Gazzetta del Mezzogiorno
(Ivana Infantino)
Elettrosmog: l'Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) scrive alla Regione Basilicata e al Comune di Potenza
Questo il testo di una lettera aperta sull’elettrosmog di Pietro Dommarco dell’Organizzazione Lucana Ambientalista. La missiva è stata inviata al presidente De Filippo e agli assessori Rondinone, Colangelo e Mollica.
Al Presidente della Giunta Regionale, Vito De Filippo All’Assessore all’Ambiente, Giovanni Rondinone All’Assessore alla Salute, Rocco Colangelo All’Assessore alle Infrastrutture, Francesco Mollica Lettera aperta - 3 agosto 2006Oggetto: regolamentazione elettrosmog Non passa giorno senza che la stampa locale non riporti notizie di proteste in questo o quel comune lucano contro l’insorgere incontrollato di nuove Stazioni Radio Base a servizio della telefonia mobile. Ben lungi dal voler ostacolare il progresso e perfettamente consapevoli dell’utilità della telefonia cellulare questa Organizzazione intende però sensibilizzare le Istituzioni regionali sul rispetto del “principio di precauzione” sancito dalla nostra Costituzione e ribadito da importanti organismi internazionali fra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ stato accertato che persone ed animali esposti per lunghi periodi alle onde elettromagnetiche possono subire gravi danni alla salute. Le leggi e le normative nazionali non aiutano di certo a fare chiarezza sull’intricata materia ma il pronunciamento della Giustizia e della Corte Costituzionale hanno stabilito che le Regioni ed i Comuni possono, in qualche modo, regolamentare questo importante settore delle comunicazioni intervenendo sulla pianificazione urbanistica per un corretto e sostenibile posizionamento delle Stazioni Radio Base. Già nell’anno 2000 la Regione Basilicata legiferò in materia cercando di sintetizzare nella L.R. 30 del 5/4/2000 le indicazioni di leggi e decreti nazionali. E’ stato stabilito, fra l’altro, che ogni Comune lucano, entro un anno dall’entrata in vigore della Legge, si sarebbe dovuto dotare di un Piano di Localizzazione delle SRB. L’articolo 8 invece stabiliva che entro 180 giorni dall’entrata in vigore della Legge si sarebbe dovuto costituire il Catasto Regionale delle fonti fisse di radiazioni non ionizzanti. Purtroppo entrambi gli articoli della L.R. 30/2000 sono rimasti clamorosamente inattuali, il Catasto delle antenne non esiste e quasi nessun Comune ha provveduto a regolamentare sul proprio territorio il posizionamento dei ripetitori. Questa deregolamentazione ed il conseguente posizionamento di impianti troppo vicini alle abitazioni ha dato luogo a numerose proteste in quasi tutti i Comuni della Basilicata. Alcune Regioni, fra cui la vicina Puglia, oltre a dotarsi di una specifica Legge Regionale, hanno adottato un regolamento che armonizza leggi e decreti nazionali con la specifica Legge Regionale. Sarebbe utile che anche la Regione Basilicata, sulla scorta di esperienze maturate in altre realtà territoriali, ponga in essere un Regolamento che faccia chiarezza nella complicata materia. Si adottino immediatamente misure di controllo sull’operato di tutti quei Comuni che non hanno dato seguito al disposto dell’art. 5 della L.R. 30/2000, si sollecitino i Dipartimenti regionali che hanno disatteso invece l’articolo 8 della già citata Legge Regionale non costituendo il Catasto delle fonti elettromagnetiche, si fissino linee guida chiare ed omogenee per tutto il territorio regionale in modo da favorire un corretto sviluppo delle telecomunicazioni nella nostra Regione, sviluppo che deve traguardare la tutela e la salvaguardia della salute di tutti i lucani. Nella speranza di un favorevole accoglimento ci è gradito porgere cordiali saluti. Per l’Organizzazione Ambientalista Lucana _____________________________________ (Pietro Dommarco) Questo il testo della seconda lettera aperta sull’elettrosmog di Pietro Dommarco dell’Organizzazione Lucana Ambientalista. La missiva è stata inviata al sindaco di Potenza, ai Gruppi Consiliari e agli Assessori. Al Sindaco di Potenza Ai Gruppi Consiliari – Comune di Potenza Agli Assessori del Comune di Potenza Lettera aperta – 3 agosto 2006Oggetto: regolamentazione elettrosmog E’ noto a tutti che sul territorio del Comune Capoluogo di Regione insistono un numero impressionante di ripetitori telefonici ed alcune linee elettriche ad alta tensione che sono fonte di emissioni di onde elettromagnetiche potenzialmente pericolose per la salute dei cittadini costretti a vivere o a lavorare nelle vicinanze dei tralicci. Sono sotto gli occhi di tutti i tralicci per la diffusione del segnale telefonico, ormai disseminati in pieno centro abitato, qualche edificio ne “ospita” più di uno, non meno grave è la situazione derivante dalle tante linee elettriche ad alta tensione facenti capo alla sottostazione Enel di via del Gallitello, strada venutasi a trovare nel bel mezzo di una zona commerciale sorta disordinatamente attorno agli impianti Enel. Per eliminare il pericolo derivante dalla presenza delle linee elettriche il Comune ha individuato una soluzione prevedendo la delocalizzazione della sottostazione, per il problema dell’inquinamento causato dalle Stazioni Radio Base di telefonia mobile permane un grave vuoto normativo che avrebbe potuto essere colmato se il Comune non avesse clamorosamente disatteso per molti anni ad un obbligo derivante da una Legge Regionale del 2000. La Regione Basilicata prevedendo uno sviluppo massiccio di impianti per la diffusione del segnale telefonico ha previsto, nell’articolo 5 della citata L.R. 30/2000, che ogni comune lucano, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, quindi entro maggio 2001, si sarebbe dovuto dotare di un Piano di Localizzazione delle fonti fisse di radiazioni non ionizzanti. Sono quindi oltre 5 anni di ritardo accumulati della civica amministrazione potentina. Da qualche tempo alcune Associazioni ambientaliste e molti cittadini invocano l’adozione del Piano e di un regolamento, ci sono state tante dichiarazioni del Sindaco e dell’Assessore all’Ambiente dell’Amministrazione in carica con cui si assicurava il varo del Piano. Così, purtroppo, non è stato e negli ultimi tempi sono sorti altri ripetitori nel bel mezzo del centro abitatio. Alla luce di questa gravissima inadempienza amministrativa si sollecitano i Gruppi Consiliari, gli Assessori tutti ed il Sindaco della città a lavorare alacremente per colmare immediatamente il vuoto normativo affinché tutte le fonti di inquinamento elettromagnetico vengano tenute lontane dai luoghi dove la gente ci vive e lavora. Per l’Organizzazione Ambientalista Lucana _____________________________________ (Pietro Dommarco)
Tuesday, August 01, 2006
Rialto Towers: il punto d'incontro dei Lucani di Melbourne (Australia)
 Le Rialto Towers (foto a destra) composte da due torri, la più bassa raggiunge oltre la metà l'altezza di quella più alta, compongono il grattacielo più alto di Melbourne, capitale dello stato Victoria in Australia, dove peraltro c'è la presenza più numerosa di lucani e di loro discendenti in Australia. Si sale con un ascensore veloce, che in pochi secondi porta al 55.mo piano, da qui si può ammirare un panorama mozzafiato, tipico di una metropoli anglosassone, sia essa canadese, statunitense, sudafricana o australiana. Melbourne offre un'alta qualità di vita, quasi tutti i lucani hanno un'ottima posizione sociale e sono proprietari di villette con giardino. Di solito i lucani più affiatati si danno appuntamento la domenica pomeriggio dopo pranzo al grattacielo Rialto Towers per ammirare lo stupendo panorama visibile dall'ultimo piano. L'unione familiare dei lucani d'Australia è molto sentita e fa ricordare quel legame tipico della familiarità lucana che era presente in Basilicata soprattutto negli anni '50 e '60 dello scorso secolo. In Basilicata il principio di mutuo soccorso e compattezza si è perso col passare degli anni, ma grazie alla protesta antinucleare delle due ultime settimane del novembre 2003 è riaffiorata la vera lucanità, che è composta di solidarietà, legame alla propria terra e soprattutto alla propria famiglia, da salvaguardare ad ogni costo.  Nella foto a sinistra il panorama che si ammira dal 55.mo piano delle Rialto Towers. Attorno al laghetto artificiale a sinistra della foto c'è la pista di Formula Uno dove i piloti aprono ogni anno la stagione sportiva, nella parte inferiore destra della foto, dal tetto grigio, c'è la fabbrica automibilistica della GM Holden del gruppo General Motors. Nella foto a destra la skyline di Melbourne con le Rialto Towers
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