Il Parco Nazionale del Pollino é una risorsa da salvaguardare
Pubblichiamo un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 05. agosto 2006 inviatoci da Giuseppe Cosenza guida ufficiale, che da anni si occupa della salvaguardia del Parco Nazionale del Pollino (foto a destra). Questa importante riserva naturale, oasi per la tutela di flora e fauna non è solo una risorsa delle Regioni Basilicata e Calabria, ma è una risorsa nazionale che dovrebbe essere salvaguardata e gestita nel migliore dei modi, ma secondo il seguente articolo siamo molto lontani da ciò che si dovrebbe fare. Il parco situato al di quà e al di là del confine calabro-lucano è stato oggetto negli ultimi anni di ripetute proteste da parte delle guide ufficiali, che lamentano una pessima gestione del parco stesso, per non parlare di ciò che l'Enel avrebbe voluto realizzare entro i confini del parco: riattivare una centrale elettrica a biomassa nella valle del Mercure !?!IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO È TALE E VA RISPETTATO COME RISERVA NATURALE, SE SI VUOLE REALIZZARE UNA CENTRALE A BIOMASSA, ALLORA CHE LA SI REALIZZI FUORI DAI CONFINI E CHE SI ABBATTA QUELLA ESISTENTE.
POLLINO, UN "ROSARIO" DI DISAGI
Rifugi e centri visita ancora chiusi.
Sentieristica non segnalata.
Viabilità che necessita di interventi urgenti
L'allarme dalle guide del Parco che raccolgono le proteste dei visitatori
POTENZA

Rifugi e centri visita chiusi nel Parco nazionale del Pollino, tra sentieri non segnalati e una viabilità che necessita di interventi. Insomma, il Parco, dal punto di vista della ricettività, non è appetibile, se non per la sua straordinaria valenza naturalistica. Se da un lato, quindi, il Pollino produce economia per le sue filiere e i suoi prodotti certificati, un giro di affari di 6 milioni di euro in un anno, dall'altro il parco è sempre più abbandonato, nonostante i 15 mila soggiorni didattici e i 5mila escursionisti nel 2005, per una sorta di mancata concertazione fra gli enti e le istituzioni interessate. A farne le spese, l'intera area e i visitatori, che una volta raggiunti gli altipiani e le radure mozzafiato, sono costretti ad «arrangiarsi». A dare l'allarme l'associazione Guide ufficiali del Parco che ogni giorno, a contatto con centinaia di ospiti, raccolgono lamentele e malumori. «I sentieri non sono segnalati, inoltre quando c'è maltempo - ha raccontato il presidente dell'associazione Guide, Gaetano Lofrano - non c'è nessun posto, tranne ristoranti e agriturismi, dove far riparare i visitatori. Per non parlare dei rifugi, quasi tutti chiusi, punti di riferimento importanti per gli escursionisti». I rifugi, circa 12, sono quasi tutti chiusi, tranne qualcuno come il «Visitore» (Viggianello) e l'«Acqua fredda» (S. Costantino), come anche i centri visita. In balia dell'incuria lo storico rifugio De Gasperi, di competenza del comune di Viggianello, come anche il «Pedarreto-Fasanelli» e quello di Colle Ruggio, nel comune di Rotonda, entrambi abbandonati dal 1995. Chiusi al pubblico anche i centri visita (in totale nove, di cui sette funzionanti e tre nel versante lucano) di S. Paolo Albanese, Terranova e S. Severino, dove nel 2005 si sono registrate 1000 presenze in soli 17 giorni di apertura, nell'amb
ito del programma di attività gestito dall'associazione guide, «programma che sarebbe dovuto continuare anche quest'anno, secondo quanto emerso in un incontro fra l'associazione Guide e l'ente Parco, ma che non ha poi avuto nessun seguito», come ha sottolineato Lofrano. Il presidente Fino ha invece sostenuto che «i centri sono chiusi perché stiamo aspettando la definizione da parte della Regione di un progetto per la stabilizzazione degli ex lavoratori socialmente utili, così come è avvenuto nel versante calabro. Quest'anno la mancanza di risorse ha impedito di realizzare altri progetti, anche se l'intenzione è quella di mettere in piedi un unico progetto integrato, con il coinvolgimento di Lsu e guide». Per quel che riguarda, invece, i rifugi il presidente Fino si appella alle istituzioni su cui ricade la competenza, affinché «riprendano le loro attività». Dal suo canto il sindaco di Rotonda, Giovanni Pandolfi, ha sostenuto di «essere in attesa di risposte dalla Regione per la messa in funzione del rifugio di Colle Ruggio», mentre per il «Petarredo-Fasanello» ha detto di «aver già rifatto l'appalto per la gestione» e che conta «nel giro di qualche mese di rimetterlo in funzione». Invece il sindaco di Viggianello, Domenico Anastasio ha detto che «sta chiudendo il contenzioso con gli ex gestori del "De Gasperi" e che nel frattempo al rifugio sarà aperto un presidio informativo». Lamentata dalle guide soprattutto l'assenza della sentieristica. «Stiamo portando avanti, con la Calabria, un progetto fermo dal 1999, con il quale si dovranno impiegare gli ex Lsu in mobilità per la manutenzione della sentieristica. Dopo di che, si potranno individuare e manutenere i sentieri che faranno poi parte della cartografia dell'ente Parco». Ad oggi, infatti, l'ente non dispone di una propria cartografia. «Abbiamo la necessità di far fronte alle nostre responsabilità istituzionali - ha concluso il presidente Fino - e se non riusciamo a metterci a tavolino, in tempi accettabili, senza preclusioni politiche o territoriali non arriveremo mai da nessuna parte».Gazzetta del Mezzogiorno
(Ivana Infantino)