Comunicati stampa

Friday, August 18, 2006

Accademia Kronos Basilicata per la salvaguardia del territorio del Parco Nazionale Appennino Lucano
Val d'Agri Lagonegrese

Sarconi 17-18 agosto 2006

Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese


Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese (mappa a destra) rappresenta un’area in forte continuità naturale con i due parchi nazionali del Cilento-Vallo di Diano e del Pollino. Interessa i quattro bacini idrografici: Basento, Agri, Sinni e Noce. Si estende su circa 73 mila ettari (di cui 15 mila in zona 1, 56.000 circa in zona 2 e poco più di 1.500 in zona 3) Include importanti biotopi naturali, aree SIC e ZPS quali il Bosco di Rifreddo, Monte Pierfaone, la Serra di Calvello, la Montagna Grande di Viggiano, il Monte Caldarosa, il Lago del Pertusillo, la Faggeta di Moliterno, la Murgia S.Lorenzo, il Monte Raparo ed il Monte Sirino (12 tra SIC e ZPS) con le due riserve naturali regionali Abetina di Laurenzana e Lago Laudemio la cui gestione, in base alla Legge 394/91, transiterà, dopo la pubblicazione del Decreto del Presidente della Repubblica, dalla Provincia di Potenza all’Ente Parco Nazionale. Il Decreto del Presidente della Repubblica contiene anche la normativa riferita al regime autorizzativo riferito a tre differenti zone in cui è stato suddiviso il parco (vedi elaborazione Gis a cura di Accademia Kronos Basilicata).
Secondo Accademia Kronos i valori naturali del parco, i centri storici, l’archeologia, l’economia possono costituire una grande opportunità per lo sviluppo solo se le professionalità che si apprestano ad essere individuate nell’organo di gestione sapranno operare scelte coerenti nell’ambito della normativa del parco con una ricomposizione del territorio che oggi presenta un perimetro estremamente frastagliato e frammentato e con contraddizioni corrispondenti ad interessi petroliferi e locali, tutelando gli habitat naturali, in prevalenza boschi, popolati da specie faunistiche rare quali il lupo, il gatto selvatico, la lontra, il capovaccaio, l’aquila reale, etc ed habitat naturali di pregio rappresentati prevalentemente dalle notevoli estensioni boschive in cui predomina il faggio, il cerro e specie relitte quali l'abete bianco (vedi cartografia allegata con la zonizzazione).Il parco è stato notevolmente ridimensionato rispetto alle proposte che si sono susseguite dal 1993 ad oggi. Secondo alcune prime elaborazioni cartografiche eseguite con particolari tecniche GIS da Accademia Kronos, il parco ha un estensione di circa 73 mila ettari e comprende 30 comuni in provincia di Potenza suddivisi in 4 Comunità Montane. Solo due comuni vedono il proprio territorio completamente incluso nel parco (Spinoso e S. Martino d’Agri) seguiti da Moliterno (94% del territorio in area parco), quest’ultimo già individuato in sede locale come sede del parco nazionale. Le percentuali di territorio comunale inserito nel parco è riportato nella tabella allegata. E’ significativo notare come meno di 1/3 dei comuni (8 comuni su 30) hanno una percentuale di territorio compreso nel parco che supera il 50% , mentre alcuni comuni quali Rivello, Armento, Carbone e Lauria hanno percentuali irrisorie di territorio protetto compreso tra il 4% ed il 6% .

Tre Comuni Lauria, Castelsaraceno e Carbone (quest’ultimo in contatto con il parco del Pollino) hanno il proprio territorio comunale compreso in due parchi nazionali (Appennino Lucano e Pollino), mentre è significativo evidenziare come 15 comuni su 30 abbiano il proprio centro abitato “fuori” dal territorio protetto (a cui devono aggiungersi 4 comuni che hanno il proprio centro abitato per metà dentro e per metà fuori dal parco). Inoltre sono evidenti alcune esclusioni evidenti quali il territorio vallivo dell'alta Val d'Agri che determinano una percentuale superiore di territorio incluso nel parco da parte del Lagonegrese (Unità del Sirino). Questo dato evidenzierebbe una palese contraddizione circa i veri significati che il parco assume per il rilancio dei centri minori non sempre pienamente esplicitati, spiegati e compresi da alcuni amministratori locali.

A queste problematiche “locali” si aggiungono quelle derivanti dalla ricerca e dall’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi, quali pozzi, oleodotti, reti di reinezione ed opere connesse all’estrazione petrolifera che hanno fatto sì da ridimensionare interi comprensori montani asserviti ad interessi delle compagnie. Altre aree sono state escluse in base al parere vincolante richiesto ai Comuni in base alla Legge n. 426/98 per interessi locali legati ad espansioni urbanistiche, presenza di cave, realizzazione di impianti eolici oppure per pressioni esercitate dalle componenti venatorie (Rivello, Trecchina, Roccanova e Lauria) che in qualche caso hanno promosso referendum locali per escludere il territorio protetto al quale, è bene evidenziare, non si applicherebbe in base ad una circolare del Ministero dell'Ambiente il limite del 30% assoggettabile alla tutela del parco. Oltre ai monitoraggi ambientali delle matrici di suolo, acqua ed ara e di quelle biologiche, ad esaurimento del giacimento petrolifero sarà necessario ripristinare le località interessate dai pozzi all’interno del parco (10 località con un numero rilevanti di pozzi) smantellando i chilometri di oleodotti interrati che costituiscono già oggi una minaccia all’integrità del suolo ed alle salubrità di cibi ed acque della Val d’Agri. Sarà inoltre urgente attivare il Coordinamento Territoriale Ambiente del CFS a cui già un Decreto Ministeriale attribuiva il distaccamento di 90 uomini con compiti di sorveglianza e coordinamento prevenzione incendi boschivi individuandone da subito la sede in uno dei 30 comuni del parco. L’impegno di Accademia Kronos per il parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, in cui sta rafforzando la presenza con propri iscritti e gruppi operativi, sarà quindi rivolto a far comprendere l’importanza che rivestono le aree protette per lo sviluppo delle comunità locali operando un’azione di Educazione Ambientale, sorveglianza, di denuncia e di stimolo nei confronti degli Enti Locali, Territoriali e del costituendo Ente Parco, auspicando che gli organi gestori siano rappresentati da persone competenti che conoscano le problematiche della conservazione di beni che appartengono a tutti, evitando mere spartizioni politiche che non siano rispondenti al riconoscimento di professionalità e conoscenza del territorio. Sarà inoltre necessario attivare gli incentivi per lo sviluppo sostenibile nei vari settori economici d'interesse del parco per creare nuove opportunità per i giovani, costretti oggi ad emigrare. Una risorsa questa di gran lunga più importante del territorio.

Venosa – elaborazione GIS di Vito L’Erario e Antonio Bavusi

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